Cani
OSCAR / BANDIDAS / FLY / OTTO / MAVERICK / LOLITA / BRICIOLA / CHERIE E VLADIMIR /
FOX / BOBO
Oscar
La vigilia di Natale del 1984 i
miei genitori videro un bellissimo cucciolo bianco di circa 40 giorni, da solo
in una piazza di Roma. Cercarono subito di avvicinarlo per capire se si fosse
perso e prontamente si fece sotto un uomo orientale che li pregò accoratamente
di adottarlo: sua moglie, la quale non sopportava i cani, lo aveva minacciato
dopo una sola notte di convivenza col cucciolo, di chiedere il divorzio se non
se ne fosse liberato al più presto. Così, si sarebbe visto costretto ad
abbandonarlo per la strada se nessuno l'avesse voluto.
La storia non convinse granché i miei, i quali decisero di allontanarsi;
oltretutto non erano affatto intenzionati a prendere un cane. Ripassando nello
stesso posto dopo qualche ora, si resero conto che il famigerato signore
orientale aveva effettivamente abbandonato il cucciolo. Che fare? Potevano
lasciarlo lì? Certamente no, quindi decisero di prenderlo con loro, pensando di
trovargli successivamente una sistemazione.
Naturalmente, dopo qualche minuto che Oscar aveva messo le sue zampette in
casa, ci eravamo già tutti terribilmente affezionati e cominciammo ad
organizzarci per questo inaspettato "arrivo". Inutile dire che quello
fu il più bel Natale che potessi immaginare...
La vita con Oscar cucciolo era movimentatissima: era instancabile e portarlo al
parco a giocare ci riempiva di gioia. Ci rendemmo poi subito conto che aveva
una passione sfrenata per l'acqua (si facevano sentire le sue discendenze dal
Labrador) dentro la quale cercava di immergersi in qualsiasi occasione. Non
avevamo mai il cuore di impedirgli di farsi il bagno dentro tutte le fontane
del parco!! Ma si spingeva oltre: ricordo che un
giorno tirò al guinzaglio fino a farsi quasi strangolare, perché voleva assolutamente
andarsi a tuffare dentro una delle fontane gemelle di Piazza S. Pietro...
Così, quando arrivarono le vacanze di Pasqua, decidemmo di portare Oscar (aveva
5 mesi), a trascorrere qualche giorno dai nonni in una località di mare vicino
Roma, in compagnia mia e di mio fratello. Non vi dico la gioia di Oscar nel
vedere il mare... la sabbia... Era ipereccitato e
trascorremmo dei giorni splendidi! Il giorno di Pasqua ci raggiunsero anche i
nostri genitori e tutti insieme sulla spiaggia
prendemmo qualche ora del sole tiepido di aprile. Non c'era proprio nessuno ed
Oscar giocava felice.
Ad un tratto, Oscar cominciò a correre verso l'uscita della spiaggia. Cosa gli
era preso? Cosa lo attirava vicino alla strada? Non lo abbiamo mai capito. Lo
chiamammo, ma non sentì ragioni, purtroppo avevamo appena cominciato ad
educarlo al richiamo ed ottenevamo ancora risultati troppo scarsi... Cercammo
di raggiungerlo, ma lui era già sulla strada...
Era quasi l'ora di pranzo e la strada era deserta, ma una macchina giunse
proprio nell'istante in cui Oscar tentava di attraversare... Nessuno di noi
vide la scena, perché arrivammo un istante dopo l'accaduto: una Fiat 128 rossa
correva via ed Oscar giaceva sul ciglio della strada. Sembrava privo di vita.
Durante la corsa dal veterinario (la domenica di Pasqua!) Oscar si riprese e mi
si accucciò vicino cercando conforto; si capiva che era tutto dolorante,
soprattutto ad una zampa anteriore. Riuscimmo a trovare un veterinario che al
momento si preoccupò esclusivamente di possibili emorragie interne. Gli iniettò
un medicinale e lo riportammo a casa, vegliandolo costantemente. Superate le
prime 24 ore, ci tranquillizzammo decisamente: Oscar era fuori pericolo di
vita!
Quindi cominciammo ad occuparci della zampina anteriore sinistra che Oscar
trascinava. La diagnosi del nostro veterinario di Roma non fu confortante:
paralisi del nervo radiale. Con lui ricostruimmo i fatti di quel giorno: la
macchina non lo aveva investito, ma lo aveva colpito ad un fianco molto
violentemente, provocandogli la lesione del nervo. Oscar doveva essere svenuto
per il dolore. Se si fosse trattato di qualche frattura ossea (delle quali non
c'era traccia) sarebbe stato più semplice, ma per il nervo non c'erano
rimedi...
Il veterinario ci consigliò l'amputazione della zampa e ci assicurò che Oscar
avrebbe condotto una vita normale. Rimanemmo letteralmente basiti e ce ne
tornammo a casa pieni di scetticismo. Consultammo
tanti altri veterinari, cliniche universitarie, ma la diagnosi e la cura erano
sempre le stesse.
Poi trovammo un veterinario che ci diede qualche speranza: facendo
un'operazione forse sarebbe riuscito a salvare la zampa. Decidemmo di fidarci e
lo facemmo operare. La cosa non andò a buon fine: Oscar fu operato 4 volte nel
giro di un anno, ma le sue condizioni rimanevano le stesse.
La sua vita in quel periodo era sempre piena di grandi giochi e corse, così per
impedirgli di ferirsi trascinando l'arto malato, dovevamo steccargli la
zampetta e fasciargliela. Non sto a dire quanto fosse complicato: Oscar era un
cane molto vivace ed esuberante, la fasciatura trascinata in ore di giochi e
corse durava pochissimo. Quindi ci industriammo facendogli fare una specie di
stivaletto di pelle che aveva una durata di vita decisamente più lunga.
Tutto questo, però, non durò molto. Anche le stecche finivano col ferirlo e le
sue condizioni non miglioravano affatto, fino al punto che si presentò il
rischio di una necrosi: a quel punto non ci rimaneva che fargli amputare la
zampa.
La decisione fu molto tormentata. Mia madre e mio fratello pensavano fosse
meglio farlo direttamente sopprimere; si domandavano come un cane così vivace
avrebbe potuto vivere con un arto in meno... Mio padre ed io, invece,
insistemmo per l'operazione: in fondo c'era tutto il tempo di prendere decisioni
così drastiche in un secondo momento, dopo gli esiti dell'amputazione. Inoltre
tutti i veterinari ci assicuravano che avrebbe ripreso la vita di sempre. Ci
dissero anche che molte persone decidevano per l'eutanasia in casi di questo
genere, in modo del tutto ingiustificato.
La zampa venne amputata. Fu incredibile vedere Oscar camminare in casa subito
dopo l'operazione, ancora intontito dall'anestesia. E già il giorno dopo era
pronto di nuovo a scatenarsi e a correre! Impiegammo molto più tempo noi ad
abituarci al suo nuovo "aspetto", che lui a ritrovare l'esuberanza di
sempre.
E proprio il suo nuovo "aspetto" determinò anche una costante nella
nostra vita con Oscar: quasi ogni persona che lo vedeva ci chiedeva cosa avesse
fatto. Per ben 17 anni abbiamo dovuto ripetere sempre la stessa storia... e
numerose volte al giorno!! Estenuante, anche se
comprensibile...
Ad ogni modo noi abbiamo sempre considerato Oscar un cane normale. E lo era!! Faceva pipì alzando la zampa posteriore (rimanendo in
equilibrio su due zampe!), correva, giocava, nuotava....
tutto! È sempre stato con noi ovunque, dai ristoranti agli alberghi, al mare ed
in montagna, e non abbiamo mai avuto problemi di nessun genere. Il mare
soprattutto ha continuato ad essere un appuntamento fisso della sua vita: in
spiaggia non si fermava un attimo, o faceva il bagno o scavava buche. Anche da
anziano aveva sempre gli stessi ritmi e dovevamo faticare parecchio per cercare
di non farlo stancare troppo, incitandolo a riposare di tanto in tanto!
È impossibile descrivere quello che Oscar è riuscito a darci in tanti anni e
quanta vitalità, forza ed energia ha sempre avuto, fino alla fine dei suoi
giorni!
Aveva un modo tutto suo di farci le feste: non solo scodinzolava, saltellava,
mugolava con la mimica facciale tipica di questi momenti, ma faceva anche una
strana smorfia, come quando i cani mostrano i denti in segno di minaccia, ma
sollevando le labbra solo da una parte e ruotando contemporaneamente tutta la
testa... veramente buffo! Noi dicevamo che "ridesse", perché il
significato che tutto il rituale sembrava voler dare a quella smorfia era
proprio questo...
All'età di 10 anni diventò... fratello! Degli amici di famiglia ci regalarono
una cucciola di bassotto, Cora. Sulle prime Oscar fu
molto geloso, ma si affezionò ben presto a quella "piccola salsiccia"
scatenata. Non riuscivamo neanche a sgridarla senza che lui ci abbaiasse
contro, proteggendola.
Per nostra fortuna, Oscar ha sempre goduto di ottima salute. Soltanto negli
ultimi due anni di vita (circa tra i 16 e i 18 anni) ha cominciato ad avere
diversi "acciacchi" senili e problemi di deambulazione, ma non per la
zampa anteriore, sempre robustissima, piuttosto per le due posteriori:
iniziavano ad affacciarsi quei problemi neurologici che poi lo hanno condotto
alla fine... Nulla però che fosse legato alla sua condizione di tripede.
In quel periodo gli avevamo fatto fare (da un calzolaio) una speciale
imbracatura di cuoio, con la quale lo aiutavamo a fare le scale e più avanti
anche a camminare. In seguito escogitammo anche un sistema per farlo stancare
meno: la struttura di una carrozzina per bambini, con una tavola di legno
appoggiata nella parte bassa. Questo gli consentiva di fare anche lunghi giri
comodamente sdraiato e camminando solo di tanto in tanto.
Troneggiando sul suo carrellino, gli piaceva molto guardarsi intorno, conoscere
gli altri cani che passeggiavano ed anche se non camminava più a lungo (e
progressivamente sempre meno fino al nulla totale degli ultimi tempi), era
comunque costantemente interessato a tutto ed il suo umore era allegro ed
arzillo! Riusciva sempre ad ottenere bocconcini prelibati da tutti i negozi del
quartiere: macellerie, bar... e lui, da bravo furbacchione, non voleva
proseguire il giro se non aveva prima sgranocchiato qualcosa di buono ad ogni
tappa!!
Il giorno del suo diciassettesimo compleanno (al 18esimo, purtroppo non è
arrivato...) ha di soppiatto azzannato la torta con le candeline!!
Quando Oscar è morto, ha lasciato un vuoto incolmabile. Ma siamo consapevoli di
aver ricevuto un dono prezioso: un cane stupendo che ha riempito la nostra vita
per tanti anni, donandoci un affetto immenso.
E l'eredità che ci ha lasciato è davvero speciale: l'intima convinzione che la
vita vale sempre la pena di essere vissuta...
Storia di Laura M., concessa da Oscardog
Bandidas
La protagonista di questa
"FAVOLA" si chiama Bandidas ed ha ormai la
veneranda età di 18 mesi oggi! È nata in questa casa, con altre 2 sorelle e tre
fratelli. Era la più piccola, ma la più bella; il secondo giorno la madre
l'aveva lasciata in disparte.... era fredda...
tremava... siamo andate subito a comprare latte artificiale e tettarella,
pronte ad affrontare quel faticoso rito dello svezzamento, a mano fosse stato
necessario, i veterinari naturalmente non ci davano speranze, visto che la
madre l'aveva abbandonata, ma noi abbiamo voluto tentare. Così è passata una
settimana, tra sveglie che suonavano ogni tre ore, latte da scaldare, cotone
per stimolare e salviette per ripulire. Dopo tre settimane, nonostante la
canina fosse ancora in vita, ci siamo rese conto di quanto il tutto fosse
troppo difficile; non era la prima volta che tiravamo su un cucciolo e ci
chiedevamo il perché in questo caso si facesse tanta fatica....
Non voleva poppare! Se prendeva 10 ml era già molto, quindi abbiamo consultato
vari veterinari ed alla fine è arrivata la triste sentenza: "palatoschisi, una delle più gravi mai viste in giro.
Soppressione immediata, tanto la morte sarebbe sopraggiunta di lì a poco, anzi
come mai non lo era già?
Anche noi ci chiedemmo la stessa cosa, dopo che c'erano state illustrate tutte
le problematiche e le conseguenze del "DIFETTO", ma proprio per
questo, decidemmo che non sarebbe stato giusto decidere per lei: era tanto
piccola, ma con un'immensa voglia di vivere. Non abbiamo mai saputo di un altro
caso come il suo e nessun veterinario ha mai curato una palatoschisi di
quell'entità.... magari da trauma.... ma non congenita
e che comprendesse palato duro e molle!
Abbiamo lottato con lei, abbiamo girato tutta l'Italia per
cercare un veterinario che ci credesse: su più di 100 veterinari solo tre ci
hanno detto: "E' vero che il caso è disperato, ma avete fatto tanto... perchè fermarsi?
Ad un mese la prima operazione chirurgica: niente di fatto! A 50 giorni la
seconda che ha solo peggiorato la situazione perché le è andata in necrosi
un'altra parte di palato.... Ma era già troppo
importante per arrendersi e non lo abbiamo fatto.
Da due a sei mesi le venivano delle crisi, tipo attacchi epilettici, quando il
cibo le andava di traverso e rischiava di arrivare ai polmoni.....
emetteva dei gridi laceranti.... poi sveniva... poi si riprendeva.... i sorrisi
si mischiavano alle lacrime... ma era sempre dura vederla soffrire.... Solo che
quando stava bene era un cucciolo normale, giocava, dava baci, faceva le
feste... Amava, come solo un cane può fare.....
Oggi abbiamo tre studi veterinari che la seguono, uno a Montecatini, uno a Lido
di Camaiore ed uno a Roma (trovatoci dalla redazione di Maria de Filippi,
perché quando ci siamo viste perse, abbiamo smobilitato mezzo mondo!) quando la
vedono la chiamano "LA MIRACOLATA".
Certo, stiamo ancora cercando qualcuno che possa aiutarci....
è a rischio tutte le volte che mangia e che beve.... la imbocchiamo tutti i
giorni, fa due pasti invece che uno per non stancarsi troppo, beve sotto
stretta sorveglianza perché deve esserle tenuta la ciotola in alto, può giocare
solo con oggetti tondeggianti, niente ossi, niente rami, niente sassi, evitare
roba particolarmente piccola.... insomma ci siamo adattati tutti. Non dico che
sia semplice né per noi né per lei... non possiamo star fuori di casa più di
quattro ore, lei non può bere dopo due ore che siamo uscite, ma si sa... tutte
le convivenze implicano compromessi. È tremendamente viziata, ma non la
cambierei con nessun'altra al mondo!
Se ci fosse un veterinario che ha avuto precedenti esperienze e possa dirci se
c'è qualcosa che possiamo fare potremmo aiutare meglio la nostra Bandidas... Naturalmente niente di rischioso, se c'è anche
una sola possibilità di perderla la imboccheremo a vita! Avete visto bene le
sue foto? Avete capito perché è così importante? Basta leggere i suoi occhi...
Se avete informazioni o esperienze dirette su questa malattia, per favore,
scrivete a Giada ed Elena all'indirizzo: gikolsek@tin.it. Grazie!
Storia concessa da Oscardog
Fly
Ciao! Siamo Sabrina e Giuseppe
"papà e mamma" di Fly, un'adorabile yorkshire nero (frutto dell'amore di due cagnolini
meticci).
Fly oggi ha 4 anni, l'abbiamo adottata il 30 dicembre del 99 e da allora non ci
siamo mai lasciati.
Fly è nata "sana" ovvero camminava con tutte e 4 le zampine ma una
domenica mattina di due anni fa ci siamo accorti che trascinava una zampina,
con il passare delle ore anche l'altra.
E' stata operata il giorno dopo a Castellanza (MI) dal prof. Ferretti che ci ci aveva dato il 50% di possibilità che si
riprendesse ma noi ci abbiamo sperato fino all'ultimo e poi l'alternativa era
sopprimerla...
Fly ha fatto tanta riabilitazione presso la clinica veterinaria di Via Dei Crollalanza a Milano, ma non è servita a molto perché non
ha più riacquistato l'uso delle zampe posteriori.
Lo so, vi starete chiedendo cosa è successo... ma non si sa!
Fly è rimasta paralizzata a causa di un'anomalia nel midollo spinale di tre
vertebre (scusate la poca chiarezza ma non essendo del mestiere non riesco ad
essere più chiara di così).
Oggi la nostra "Fificchia" conduce una vita
normalissima grazie al carrellino che mio padre e Giuseppe hanno costruito, è
vispa, saltella su due zampette e non si è mai persa d'animo....avessi
io la forza vitale che ha lei!!!
Spero che dalle foto si possa capire che peperino è la mia piccola!
Storia concessa da Oscardog
Otto
Tutto è cominciato una mattina di
giugno 2003. Notiamo che il nostro amico Otto, un meticcio di sei anni di
taglia medio-grossa misto pastore
tedesco e chissà cos'altro, ha una leggera zoppia all'arto posteriore
destro. Pensiamo subito che abbia preso una storta giocando con la sua compagna
di giochi e non ci badiamo tanto, anche perchè
camminava perfettamente ed alzava un poco la zampa solo da fermo. Il giorno
dopo, come da previsione, era tutto passato e correva e saltava come al solito.
Una settimana dopo lo ritroviamo con la zampa alzata, questa volta molto di
più, al punto che quando camminava faceva il passo del canguro (schiena arcuata
e spinta con la sola zampa posteriore "sana"), con fortissimi
problemi a rialzarsi da accucciato. Siamo andati dal veterinario e questi ha
notato un rigonfiamento vasto quanto l'unghia di un pollice appena al di sopra
l'articolazione in questione. Gli ha fatto una radiografia e nella parte
interessata dell'osso si vedeva una macchia leggermente scura. Il veterinario
non si è sbottonato tanto e gli ha prescritto una forte dose di cortisone,
ripromettendosi di rivederlo dopo dieci giorni. Alla visita successiva, la
macchia nera era ancora più grande e più scura... ancora cortisone. La volta
dopo non gli ha fatto nemmeno la lastra e sono stato IO, dopo essermi fatto una
pseudo cultura su internet su questa sintomatologia, a chiedergli se si potesse
trattare di un tumore all'osso. Lui ha confermato questa possibilità (dirlo
prima no, eh?), spiegando che in questi casi sono poche le strade da
intraprendere.
Scartata subito (da lui) l'amputazione dell'arto, conclude dicendoci che, al
posto nostro, avrebbe continuato vita natural durante
con dosi crescenti di cortisone, calmando così almeno il dolore. Tornati a
casa, l'umore era ovviamente a terra. Per scrupolo, il giorno dopo ci siamo
rivolti ad un altro veterinario. Questi lo vede, gli fa le lastre, conferma il probabilissimo tumore ed è un libro aperto, non ci illude e
non omette niente dando la sua diagnosi. Dopo aver definito "folle"
il suo collega (il cortisone è quanto di più dannoso si possa dare ad un
soggetto con osteosarcoma, visto che aumenta vertiginosamente la propagazione
del tumore!) ci dice che l'unico modo per allungare la vita del nostro amico è
l'amputazione. Sul momento è stata dura, perchè se da
un lato gli si poteva dare almeno un altro anno di vita, dall'altro significava
menomarlo e, dal punto di vista umano, era una sfida difficile da affrontare.
Fortunatamente su internet ho trovato tanta gente competente e amante degli
animali che mi ha aiutato (questo sito in particolare) confortando me e -di
riflesso- il mio Otto per quanto riguardava l'imminente operazione. S'è operato
ad inizio luglio: due ore e mezzo di intervento ed amputazione completa della
zampa posteriore destra, nel senso che l'osso è stato completamente lussato
dall'anca e l'arto è stato disarticolato da tutto il resto del sistema
muscolare. Un lavoraccio insomma, però il veterinario alla fine era soddisfatto
e orgoglioso per il risultato, esteticamente perfetto...
La sera stessa (!) dell'operazione Otto s'è alzato su tre zampe, però non
sapeva che fare, il suo cervello cercava ancora la quarta zampa... dopo quattro
giorni (!!) CAMMINAVA benissimo, zompettando
qua e là per la casa... dopo un mese, sembrava essere tornato quello di qualche
anno prima! Aveva recuperato lo sguardo vispo e vivo, riusciva persino a
correre come faceva prima che iniziasse questa brutta avventura.
Ad agosto, in campagna, ha rincorso le macchine, seppellito ossa, fatto lunghe
passeggiate per i campi... un cane normalissimo, completamente il contrario del
cane abbacchiato e vittima di dolori lancinanti (il tumore all'osso è uno dei
più dolorosi) di poche settimane prima. Non pensavo proprio avrebbe recuperato
così in fretta ma sembra sia normale, i cani non si fanno i problemi degli
uomini, non si vergognano di essere "diversi" rispetto agli altri ma,
anzi, cercano in tutti i modi di adattarsi alla nuova situazione, riuscendoci
perfettamente a quanto pare.
Se m'avessero detto che dopo un mese sarebbe stato così vispo, avrei pensato ad
una gigantesca presa in giro! :)
Storia concessa da Oscardog
Maverick
Trovai Maverick
quando aveva circa 6 settimane, qualcuno lo aveva buttato dentro al mio
giardino. Era un cucciolo buono ed intelligente ed imparò tutto molto
velocemente. All'età di 5 mesi riuscì a scappare attraverso la recinzione e
scomparve. Tornò il giorno dopo, ma la sua zampa posteriore sinistra era stata
quasi completamente tagliata, col piede "penzolante" per circa
Quando tornammo a casa, Mav fu inizialmente depresso,
perché non riusciva a correre e saltare molto bene, in quanto la sua unica
zampa posteriore non era abituata a fare il lavoro di due. Si stancava dopo
essere uscito solo a fare pipì e non si interessava granché al cibo o ai
biscottini. Ricordo che una volta lo misi nella sua cuccia e gli diedi un
biscotto: lui masticò per un minuto e poi gli cadde a terra. Maverick sospirò e poggio la testa sporgendosi: sapeva che
non sarebbe stato capace di saltare giù per riprendere il biscotto e risaltare
sopra la cuccia... Era così triste vederlo così! (Naturalmente
presi il biscotto da terra e glielo rimisi in bocca!) Tornai a pensare che
avrei dovuto sopprimerlo, non potevo stare a guardare quanto fosse triste,
quando prima era stato un cucciolo felice, ma mi dissi che avrei dovuto
concedergli un po' più tempo: quando la sua zampa posteriore fosse diventata
più forte e avesse ripreso a salire nella cuccia da solo, quando la ferita si
fosse completamente cicatrizzata, avrei potuto verificare se Mav sarebbe tornato ad essere allegro e felice o no.
Dopo circa un mese cominciò a stare meglio e riprese a correre e giocare con
gli altri cani. Veniva sempre al lavoro con me, sin da quando era un cucciolo
piccolissimo ed una volta che si sentì meglio lo riportai con me; tutti furono
felici di rivederlo ed ora tutti sapevano di me e del mio cane "tripede"!
Ora è passato un anno dall'amputazione e Mav è come
ogni altro cane ed io sono molto felice di averlo potuto salvare! Non riesce a fare solo alcune cose: lo devo aiutare a salire in
automobile, perché non riesce a saltare così in alto e lo devo grattare nella
parte sinistra perché, non avendo la zampa posteriore, non può grattarsi da
quella parte: viene da me, appoggia la testa sul mio braccio ruotandola dalla
parte sinistra e questo è il suo modo dire che ha bisogno di una grattatina! Qualche volta si sdraia sul lato
sinistro e si strofina sul tappeto per grattarsi. Quando andiamo a fare una passeggiata,
la gente trova buffo guardarlo fare pipì sopra qualcosa, perché non dovendo
alzare la zampa, sembra soltanto appoggiare il corpo da quella parte. Talvolta
devo aiutarlo quando si arrampica da qualche parte, ma nella maggior parte dei
casi trova il modo di cavarsela da solo! Ha imparato a contare su di me per le
situazioni complicate, se non riesce a risolvere da solo: mi chiama abbaiando
ed io so che devo andare ad aiutarlo. È là in piedi ed aspetta che lo sollevi
(era più facile quando era cucciolo, ora pesa 27 chili! LOL).
È dolcissimo e non so che vita sarebbe senza di lui!!
Ora è un piccolo grasso cane molto felice, essere "disabile" non
significa niente per lui! Mi preoccupo di eventuali problemi all'anca quando
diventerà vecchio, perché lui saltella solo su una zampa che quindi viene
sottoposta ad un superlavoro, ma ci penseremo quando e se arriverà il problema!
Niente può buttarci giù!
Storia concessa da Oscardog
Lolita
Guardo con tristezza la sua zampa
anteriore amputata. È terribile, sembra tagliata di netto con le forbici... non
mi sembra neanche possibile eppure non c'è. Sta seduta fiera reggendosi con
l'altra, bellissima, screziata di bianco e mi guarda. Cerco nei suoi occhi
dolcissimi e tristi una risposta a questo mio ostinato voler sapere. Continuo a
chiederle: «Che cosa ti hanno fatto? Chi è quel mostro
che ha avuto il coraggio di abbandonarti?» Non lo
saprò mai e lei non potrà mai rispondermi e raccontarmi quanta sofferenza e
quanta paura conserva nel suo giovane cuore. Ma, in fondo poco importa. Ora è
qui con noi; al sicuro, per sempre. Forse potrà dimenticare la sua sofferenza,
spero, ma sovente in sogno si lamenta e piange come un bambino. Ripetuti
singhiozzi che fanno sobbalzare quel corpicino color miele, caldo e pelosetto. Anche le sue lunghe orecchie vibrano ma la coda
rimane stretta tra le zampine posteriori.
Rivedrà la tagliola che le ha inferto tanto dolore? (forse
è questo che è accaduto). O peggio, rivivrà i momenti di terribile angoscia
nella solitudine dell'abbandono? Allora la stringo più forte a me per darle
tutto l'amore che non ha ancora avuto.
E pensare che quel giorno al canile, mio marito non si voleva
neanche fermare. Eravamo passati per lasciare alcuni sacchi di pane e crocchette,
ma dopo le mie insistenze, come avevamo già fatto altre volte ed essendo in
compagnia del nostro inseparabile Ariosto, abbiamo chiesto di portare a
passeggio una femmina in modo che non litigassero. «Prendete quella - ci hanno
detto, indicandoci un musetto che faceva capolino da un recinto poco più in là
- deve ancora uscire». Ed è stato amore a prima vista. Solo un attimo dopo ci
siamo accorti della sua zampina a metà. «Non possiamo proprio lasciarla qui» mi
ha detto mio marito, sapendo che io non aspettavo altro. Sovente avevo espresso
il desiderio di adottare una cagnolina al canile. Sarebbe stata una compagna
per Ariosto e avrei reso felice almeno uno dei tanti, tristissimi ospiti che,
speranzosi, si affacciano da quelle sbarre.
Ora, nel nostro piccolo appartamento siamo in quattro. Certo, questo comporta
qualche sacrificio, talvolta qualche piccolo problema logistico, molti peli sui
tappeti, l'aspirapolvere sempre a portata di mano. Ma, quando la sera siamo
tutti in casa, sdraiati sul divano e Ariosto russa tranquillo,
arrotolato sulla poltrona con Lolita accucciata a fianco, l'atmosfera è così
bella, rilassante e piena d'amore che non potremmo più farne a meno.
Storia concessa da Oscardog
Briciola
Nata "Briciola", con
altri 3 fratelli, il 27.12.1985 a Bareggio.
Meticcio (ma quasi Kromfohrlaender), mantello bianco
arancio,taglia piccola, macchie da cane da caccia sul
pancino.
E' venuta da noi a Milano quando aveva già 8 mesi, perché nessuno l'aveva
scelta, al contrario dei suoi fratelli che sono stati subito adottati, e quindi
è rimasta con la sua mamma finché non ci ha incontrati e ci ha accettati come
sua nuova famiglia.
E poiché aveva un incedere particolare è stata ribattezzata
"Virgola". Perché l'abbiamo definita "quasi Kromfohrlaender?".
Perché un giorno, sfogliando un volume del nostro amico veterinario, abbiamo
visto la foto di un cane, appunto di razza Kromfohrlaender,
cui assomigliava moltissimo. Non esistendo esemplari di questa razza in Italia
abbiamo cercato di farle prendere il certificato di tipicità, portandola
davanti a giudici specializzati; purtroppo però, per due leggere differenze
rispetto alla razza originale, ciò non è stato possibile. Ma se andate a
visitare la pagina "razze" converrete che la somiglianza è notevole.
Del resto l'allevatrice di tale razza, da noi rintracciata in Germania ce l'ha
confermato. Come sia uscito un cane così da una mamma e un
papà talmente diversi, lo sa solo il loro Dio. Infatti
la sua mamma "Leda", di 4 anni più vecchia, era uno splendido
Griffone a pelo morbido (Griffon à poil laineaux-boulet-France),
che, lasciata dalla sua padrona, molto intelligentemente, libera di scegliersi
il marito, non ha trovato di meglio che accoppiarsi con un randagio nero di nome
"Pulce", meticcio, ma somigliante ad un Pintscher,
di cui è rimasta innamorata per lungo tempo.
Pur essendo ormai fuori imprinting ha subito dimostrato di avere
un'intelligenza particolare e ancora una grande capacità di apprendimento.
Un caro amico di Virgola è Giorgio Cerrigone (l'uomo
delle petunie calabresi), veterinario che l'ha seguita dall'inizio alla fine (9
giugno 2002 ore 1.00), salvandola anche da un grosso problema di salute nel
2000.
Petra, la padroncina più piccola di Virgola, "mancina", nel 1986 si
sacrificava, scrivendo con la destra per il suo cane: "Adoro Virgola, che
è il mio cane!!".
Storia concessa da Ricordo del mio cane
Cherie e Vladimir
Chérie è una specie di bracchetta, tutta nera, vivace e possessiva nei confronti
di mio figlio, al quale deve la vita. Una mattina, a Bologna, da un’auto è
stato scaraventato un cucciolo di poco più di un mese. Mio figlio, che aveva
assistito alla scena, si è precipitato a fermare il traffico per evitare che la
cucciola fosse travolta, ma non ha potuto sporgere denuncia, poiché,
ovviamente, non è riuscito a vedere la targa della macchina famigerata.
Immediatamente ha portato la cucciola dal più vicino veterinario che l’ha
immediatamente ricoverata, infatti aveva una zampa
anteriore spezzata in tre punti e lesioni al piede. Dopo dieci giorni di
ricovero, Chérie è stata dimessa ed è stata affidata
alle cure dei nostri veterinari di famiglia. Fortunatamente, Chérie è guarita benissimo, grazie anche alla giovanissima
età, ma, ovviamente, non deve ingrassare. Per circa tre mesi, la piccola è
vissuta praticamente solo in poltrona, sul letto ed in braccio, coccolatissima da tutti. Poiché era ingessata, era posata a
terra solo in luoghi asciutti, pertanto Chérie è
cresciuta con la convinzione che i cani non devono bagnarsi le zampe e, quando
piove, realizza una vera gimkana per evitare le pozzanghere e, possibilmente
per tenersi al riparo di cornicioni, portici ed ombrelli. Dovendo mantenere un
“peso forma”, dalla sua dieta sono stati eliminati i “pasticci”, quindi Chèrie disdegna tutte quelle ghiottonerie che possono far
ingrassare: inorridisce sè le si offre il grasso del
prosciutto, la mortadella (lei che è bolognese!), qualsiasi pezzo di carne
vagamente grasso. Il buon Jano, il cane di un amico
di mio figlio, è inorridito vedendole rifiutare la croccante cotenna di un
maiale allo spiedo!
Vladimir Mikail
Alexandrovich Drakula è……un
molosso delle Egadi, ossia una gigantesca Ape Maia gialla a strisce nere. Mai
sentito nominare il molosso delle Egadi? È una razza molto rara: mio figlio ha
trovato Vlad sulla spiaggia di Favignana,
durante una vacanza in Sicilia, quando era grosso quanto un gatto, infatti per portarlo in aereo lo ha messo in un trasportino
per mici. Attualmente è un bel molossoide sui
trentacinque chili. Un giorno, eravamo dal veterinario per le vaccinazioni,
quando un signore, dopo averlo lodato per l’eleganza e la docilità, mi ha
chiesto a quale razza appartenesse. Per fare una battuta ho risposto che si
trattava di un molosso delle Egadi! E quello ci ha creduto! Il veterinario, che
è un mattacchione, non mi ha smentita. Qualche giorno dopo, il giovanotto si è
presentato alla veterinaria, che non aveva assistito alla scena, e le ha
chiesto se poteva chiedermi un cucciolo di molosso delle Egadi, qualora avessi
fatto riprodurre Vladimir. Ovviamente, la veterinaria è caduta dalle nuvole e,
solo a fatica, ha ricostruito l’accaduto. Quando, con un’improvvisa
illuminazione, la dottoressa ha compreso quale fosse il rarissimo molosso delle
Egadi, e che cosa fosse accaduto, è scoppiata a ridere ed ha spiegato lo
scherzo al cliente, solo che, ormai, la storia del famoso molosso era circolata
in paese e, dopo più di due anni, un mesetto fa, un conoscente mi ha chiesto
ragguagli sulla fantomatica razza!
Contrariamente a Chèrie, che è estremamente vivace, Vlad è assai più posato. La differenza di carattere è del
tutto evidente, quando i due vengono” parcheggiati” al supermercato. Dopo
quindici minuti esatti, Chérie comincia strazianti
giaculatorie, mentre Vladimir, compassato come un gentiluomo inglese, si scosta
per quanto glielo permette il guinzaglio, volge lo sguardo altrove e finge di
non conoscerla, per la serie: - quella lì? Mai vista! Ci hanno legati vicini,
ma io gente così non la frequento! ma per chi mi
prendete!-
Storia concessa da Gatti, fatti e misfatti
Fox
L’inossidabile Fox ha diritto di
cittadinanza tra i gatti, anche se è un cane, infatti, un giorno, molti anni
fa, è comparso dal nulla e si è stanziato qui (oggi ha circa ventitrè anni) e, da allora, ha sempre condiviso la sua
esistenza con i gatti e con gli altri animali di casa. Fox è di ascendenza
assai incerta, il pelo ispido, arruffato grigio con una strana cresta di peli
chiari ritti in testa. Fox dev’essere un highlander, infatti, ha lo stesso aspetto improbabile del
giorno in cui è arrivato (allora il veterinario gli attribuì circa 5 anni) non
ha perso i denti,anzi, hanno l’aspetto di quelli di un cane di….cinque anni in
ottime condizioni, l’udito è perfetto, dimostra 7 - 8 anni, corre ancora,
instancabile, avanti ed indietro lungo la cancellata, rimbalzando a quattro
zampe contro il muro di delimitazione, ogni volta che passa qualcuno….non ha
problemi di alcun genere, solo, una volta, ha avuto un po’ di infiammazione
alla prostata, presto risolta (è stata l’unica volta in cui ha avuto bisogno
del veterinario, a parte il momento del tatuaggio). Mangia con appetito, ma non
è mai ingrassato di un grammo, è agile, ha il cuore sanissimo e non ha
acciacchi. L’intelligenza vivacissima non si è attenuata con gli anni (mai
visto un cane altrettanto intelligente!), né il carattere irascibile ed
indipendente si è addolcito. Gli anni sono passati per tutti ma non per lui!
Generazioni di gatti e di cani si sono avvicendate e lui ha lasciato scorrere
imperturbabile il tempo. Persino la Ventenne gatta Jedi
mostra i segni del tempo, pur essendo brillantissima, il suo mantello è sbiadito,
ha un po’ di cataratta ed è dimagrita, ma ha ancora ottimi denti , un ottimo fiuto ed un bel caratterino!. Fox continua ad
essere un ottimo cane da guardia, anzi, il migliore, ed ha allevato generazioni
di cani, ora sta spiegando ad Ofelia (quattro mesi e
mezzo) i segreti del perfetto guardiano, attento, vigile, ma mai inutilmente
aggressivo, capace di individuare con sicurezza amici,semplici
estranei innocui e presenze sgradite (nessuno è mai riuscito ad entrare in casa
nostra). Nessuno dei cani di casa osa mettere in discussione la sua autorità (i
gatti,naturalmente, sì). Fox ama svisceratamente mio
figlio, che è l’unico a potersi permettere delle confidenze con lui (ossia
pulirgli le orecchie, controllargli i denti, all’occorrenza lavarlo). Il
vecchio signore è ancora interessato alle cagnette e non manca mai di
presentarsi a tavola all’ora di pranzo e cena. Ha una poltroncina a fianco del
termosifone che non deve essere spostata per nessuna ragione. Un giorno che era
stata messa in terrazza, Fox ha cominciato ad abbaiare ed a spingerla verso
l’interno, finché qualcuno ha capito e l’ha rimessa a posto. In terrazza c’è
un’altra poltroncina, identica alla precedente, che è ugualmente la sua e deve
stare lì, in una certa posizione (abbiamo provato a scambiarle per vedere se se ne accorgeva, ma ha fatto il finimondo perchè le rimettessimo al loro giusto posto). La sua
vitalità resta un mistero per tutti, veterinario compreso, che si augura, come
tutti noi, di invecchiare in gran forma come lui!
Storia concessa da Gatti, fatti e misfatti
Bobo
Bobo ha avuto una vita avventurosa, era stato raccolto,ancora cucciolo, dal gestore di un banco di tessuti e, per
alcuni anni, aveva frequentato i mercati della provincia di Alessandria,
facendosi amici i colleghi del padrone. Alla morte di questi, Bobo era stato
adottato da un amico del padrone, Pipin Milan, un
autista di piazza, che parcheggiava l’auto davanti alla farmacia di mio padre
ed ingannava il tempo in attesa dei clienti, fumando l’immancabile sigaro e col
cane accanto, chiacchierando con mio padre. Per alcuni anni, Bobo aveva seguito
il nuovo padrone nei suoi spostamenti e, quando capitava ad Alessandria nei
giorni di mercato, non mancava di andare a salutare i vecchi amici. Quando Bobo
restò orfano anche del secondo padrone, a mio padre sembrò naturale adottare il
cane del suo vecchio amico, ma Bobo era uno spirito
libero: durante il giorno, era ben felice di vivere tra casa e annessa farmacia,
andando e venendo a suo piacere, visitando tutti i negozi del paese e
presentandosi puntualmente in cucina all’ora dei pasti, ma, alla sera,
nonostante avesse ormai qualche annetto, non c’era nulla da fare: bisognava
aprirgli, lui si sedeva sotto al portico ed aspettava l’auto delle guardie
giurate, poi, faceva con loro il giro di controllo, fermandosi per una
produttiva visita al panettiere ed al pasticcere. Al mattino, quando le guardie
finivano il loro giro, passava al bar appena aperto per un dolcetto e poi si
presentava alla porta di casa per la colazione. La cosa andò avanti per alcuni
mesi, finché, una notte d’autunno, mentre infuriava un violento temporale,
verso le tre del mattino, scese dalla macchina dei suoi amici guardiani, ferma
davanti alla banca, attraversò di corsa la piazza, s’infilò sotto al portico e
cominciò abbaiare, finché mio padre corse ad aprirgli. Da allora, divenne quasi
casalingo, però, quando c’era una cagnetta in calore nel giro di cinque
chilometri, mio padre riceveva quotidianamente telefonate che gli chiedevano di
andarlo a recuperare! Insieme a mio padre Bobo potè
soddisfare il suo spirito zingaro: con i miei girò quasi tutta l’Europa. Mio padre aveva un elenco degli alberghi dove accettavano i cani e
regolava gli spostamenti in base a quelli, però, una sera, arrivò molto tardi a
Berna e trovò al completo l’albergo dove di solito alloggiava, dopo vari
tentativi infruttuosi, ormai deciso a far alloggiare in albergo mia madre ed a
trascorrere la notte in macchina con Bobo, ebbe un’idea: chiese di affittargli
una suite e di registrare il cane come suo figlio: miracolo svizzero!
Caddero i divieti. Bobo viaggiava con una attrezzatura
completa: brandina, ciotole etc. però quella notte dormì in una camera tutta
per sé in un cinque stelle, sul letto ed al mattino gli fu portata la colazione
in camera! Mio padre, credo conservi ancora la ricevuta dell’albergo a nome
Bobo F.!
Storia concessa da Gatti, fatti e misfatti