Cani

OSCAR / BANDIDAS / FLY / OTTO / MAVERICK / LOLITA / BRICIOLA / CHERIE E VLADIMIR / FOX / BOBO

 

 

Oscar

La vigilia di Natale del 1984 i miei genitori videro un bellissimo cucciolo bianco di circa 40 giorni, da solo in una piazza di Roma. Cercarono subito di avvicinarlo per capire se si fosse perso e prontamente si fece sotto un uomo orientale che li pregò accoratamente di adottarlo: sua moglie, la quale non sopportava i cani, lo aveva minacciato dopo una sola notte di convivenza col cucciolo, di chiedere il divorzio se non se ne fosse liberato al più presto. Così, si sarebbe visto costretto ad abbandonarlo per la strada se nessuno l'avesse voluto.
La storia non convinse granché i miei, i quali decisero di allontanarsi; oltretutto non erano affatto intenzionati a prendere un cane. Ripassando nello stesso posto dopo qualche ora, si resero conto che il famigerato signore orientale aveva effettivamente abbandonato il cucciolo. Che fare? Potevano lasciarlo lì? Certamente no, quindi decisero di prenderlo con loro, pensando di trovargli successivamente una sistemazione.
Naturalmente, dopo qualche minuto che Oscar aveva messo le sue zampette in casa, ci eravamo già tutti terribilmente affezionati e cominciammo ad organizzarci per questo inaspettato "arrivo". Inutile dire che quello fu il più bel Natale che potessi immaginare...
La vita con Oscar cucciolo era movimentatissima: era instancabile e portarlo al parco a giocare ci riempiva di gioia. Ci rendemmo poi subito conto che aveva una passione sfrenata per l'acqua (si facevano sentire le sue discendenze dal Labrador) dentro la quale cercava di immergersi in qualsiasi occasione. Non avevamo mai il cuore di impedirgli di farsi il bagno dentro tutte le fontane del parco!! Ma si spingeva oltre: ricordo che un giorno tirò al guinzaglio fino a farsi quasi strangolare, perché voleva assolutamente andarsi a tuffare dentro una delle fontane gemelle di Piazza S. Pietro...
Così, quando arrivarono le vacanze di Pasqua, decidemmo di portare Oscar (aveva 5 mesi), a trascorrere qualche giorno dai nonni in una località di mare vicino Roma, in compagnia mia e di mio fratello. Non vi dico la gioia di Oscar nel vedere il mare... la sabbia... Era ipereccitato e trascorremmo dei giorni splendidi! Il giorno di Pasqua ci raggiunsero anche i nostri genitori e tutti insieme sulla spiaggia prendemmo qualche ora del sole tiepido di aprile. Non c'era proprio nessuno ed Oscar giocava felice.
Ad un tratto, Oscar cominciò a correre verso l'uscita della spiaggia. Cosa gli era preso? Cosa lo attirava vicino alla strada? Non lo abbiamo mai capito. Lo chiamammo, ma non sentì ragioni, purtroppo avevamo appena cominciato ad educarlo al richiamo ed ottenevamo ancora risultati troppo scarsi... Cercammo di raggiungerlo, ma lui era già sulla strada...
Era quasi l'ora di pranzo e la strada era deserta, ma una macchina giunse proprio nell'istante in cui Oscar tentava di attraversare... Nessuno di noi vide la scena, perché arrivammo un istante dopo l'accaduto: una Fiat 128 rossa correva via ed Oscar giaceva sul ciglio della strada. Sembrava privo di vita.
Durante la corsa dal veterinario (la domenica di Pasqua!) Oscar si riprese e mi si accucciò vicino cercando conforto; si capiva che era tutto dolorante, soprattutto ad una zampa anteriore. Riuscimmo a trovare un veterinario che al momento si preoccupò esclusivamente di possibili emorragie interne. Gli iniettò un medicinale e lo riportammo a casa, vegliandolo costantemente. Superate le prime 24 ore, ci tranquillizzammo decisamente: Oscar era fuori pericolo di vita!
Quindi cominciammo ad occuparci della zampina anteriore sinistra che Oscar trascinava. La diagnosi del nostro veterinario di Roma non fu confortante: paralisi del nervo radiale. Con lui ricostruimmo i fatti di quel giorno: la macchina non lo aveva investito, ma lo aveva colpito ad un fianco molto violentemente, provocandogli la lesione del nervo. Oscar doveva essere svenuto per il dolore. Se si fosse trattato di qualche frattura ossea (delle quali non c'era traccia) sarebbe stato più semplice, ma per il nervo non c'erano rimedi...
Il veterinario ci consigliò l'amputazione della zampa e ci assicurò che Oscar avrebbe condotto una vita normale. Rimanemmo letteralmente basiti e ce ne tornammo a casa pieni di scetticismo. Consultammo tanti altri veterinari, cliniche universitarie, ma la diagnosi e la cura erano sempre le stesse.
Poi trovammo un veterinario che ci diede qualche speranza: facendo un'operazione forse sarebbe riuscito a salvare la zampa. Decidemmo di fidarci e lo facemmo operare. La cosa non andò a buon fine: Oscar fu operato 4 volte nel giro di un anno, ma le sue condizioni rimanevano le stesse.
La sua vita in quel periodo era sempre piena di grandi giochi e corse, così per impedirgli di ferirsi trascinando l'arto malato, dovevamo steccargli la zampetta e fasciargliela. Non sto a dire quanto fosse complicato: Oscar era un cane molto vivace ed esuberante, la fasciatura trascinata in ore di giochi e corse durava pochissimo. Quindi ci industriammo facendogli fare una specie di stivaletto di pelle che aveva una durata di vita decisamente più lunga.
Tutto questo, però, non durò molto. Anche le stecche finivano col ferirlo e le sue condizioni non miglioravano affatto, fino al punto che si presentò il rischio di una necrosi: a quel punto non ci rimaneva che fargli amputare la zampa.
La decisione fu molto tormentata. Mia madre e mio fratello pensavano fosse meglio farlo direttamente sopprimere; si domandavano come un cane così vivace avrebbe potuto vivere con un arto in meno... Mio padre ed io, invece, insistemmo per l'operazione: in fondo c'era tutto il tempo di prendere decisioni così drastiche in un secondo momento, dopo gli esiti dell'amputazione. Inoltre tutti i veterinari ci assicuravano che avrebbe ripreso la vita di sempre. Ci dissero anche che molte persone decidevano per l'eutanasia in casi di questo genere, in modo del tutto ingiustificato.
La zampa venne amputata. Fu incredibile vedere Oscar camminare in casa subito dopo l'operazione, ancora intontito dall'anestesia. E già il giorno dopo era pronto di nuovo a scatenarsi e a correre! Impiegammo molto più tempo noi ad abituarci al suo nuovo "aspetto", che lui a ritrovare l'esuberanza di sempre.
E proprio il suo nuovo "aspetto" determinò anche una costante nella nostra vita con Oscar: quasi ogni persona che lo vedeva ci chiedeva cosa avesse fatto. Per ben 17 anni abbiamo dovuto ripetere sempre la stessa storia... e numerose volte al giorno!! Estenuante, anche se comprensibile...
Ad ogni modo noi abbiamo sempre considerato Oscar un cane normale. E lo era!! Faceva pipì alzando la zampa posteriore (rimanendo in equilibrio su due zampe!), correva, giocava, nuotava.... tutto! È sempre stato con noi ovunque, dai ristoranti agli alberghi, al mare ed in montagna, e non abbiamo mai avuto problemi di nessun genere. Il mare soprattutto ha continuato ad essere un appuntamento fisso della sua vita: in spiaggia non si fermava un attimo, o faceva il bagno o scavava buche. Anche da anziano aveva sempre gli stessi ritmi e dovevamo faticare parecchio per cercare di non farlo stancare troppo, incitandolo a riposare di tanto in tanto!
È impossibile descrivere quello che Oscar è riuscito a darci in tanti anni e quanta vitalità, forza ed energia ha sempre avuto, fino alla fine dei suoi giorni!
Aveva un modo tutto suo di farci le feste: non solo scodinzolava, saltellava, mugolava con la mimica facciale tipica di questi momenti, ma faceva anche una strana smorfia, come quando i cani mostrano i denti in segno di minaccia, ma sollevando le labbra solo da una parte e ruotando contemporaneamente tutta la testa... veramente buffo! Noi dicevamo che "ridesse", perché il significato che tutto il rituale sembrava voler dare a quella smorfia era proprio questo...
All'età di 10 anni diventò... fratello! Degli amici di famiglia ci regalarono una cucciola di bassotto, Cora. Sulle prime Oscar fu molto geloso, ma si affezionò ben presto a quella "piccola salsiccia" scatenata. Non riuscivamo neanche a sgridarla senza che lui ci abbaiasse contro, proteggendola.
Per nostra fortuna, Oscar ha sempre goduto di ottima salute. Soltanto negli ultimi due anni di vita (circa tra i 16 e i 18 anni) ha cominciato ad avere diversi "acciacchi" senili e problemi di deambulazione, ma non per la zampa anteriore, sempre robustissima, piuttosto per le due posteriori: iniziavano ad affacciarsi quei problemi neurologici che poi lo hanno condotto alla fine... Nulla però che fosse legato alla sua condizione di tripede.
In quel periodo gli avevamo fatto fare (da un calzolaio) una speciale imbracatura di cuoio, con la quale lo aiutavamo a fare le scale e più avanti anche a camminare. In seguito escogitammo anche un sistema per farlo stancare meno: la struttura di una carrozzina per bambini, con una tavola di legno appoggiata nella parte bassa. Questo gli consentiva di fare anche lunghi giri comodamente sdraiato e camminando solo di tanto in tanto.
Troneggiando sul suo carrellino, gli piaceva molto guardarsi intorno, conoscere gli altri cani che passeggiavano ed anche se non camminava più a lungo (e progressivamente sempre meno fino al nulla totale degli ultimi tempi), era comunque costantemente interessato a tutto ed il suo umore era allegro ed arzillo! Riusciva sempre ad ottenere bocconcini prelibati da tutti i negozi del quartiere: macellerie, bar... e lui, da bravo furbacchione, non voleva proseguire il giro se non aveva prima sgranocchiato qualcosa di buono ad ogni tappa!!
Il giorno del suo diciassettesimo compleanno (al 18esimo, purtroppo non è arrivato...) ha di soppiatto azzannato la torta con le candeline!!
Quando Oscar è morto, ha lasciato un vuoto incolmabile. Ma siamo consapevoli di aver ricevuto un dono prezioso: un cane stupendo che ha riempito la nostra vita per tanti anni, donandoci un affetto immenso.
E l'eredità che ci ha lasciato è davvero speciale: l'intima convinzione che la vita vale sempre la pena di essere vissuta...
Storia di Laura M., concessa da Oscardog

 

Bandidas

La protagonista di questa "FAVOLA" si chiama Bandidas ed ha ormai la veneranda età di 18 mesi oggi! È nata in questa casa, con altre 2 sorelle e tre fratelli. Era la più piccola, ma la più bella; il secondo giorno la madre l'aveva lasciata in disparte.... era fredda... tremava... siamo andate subito a comprare latte artificiale e tettarella, pronte ad affrontare quel faticoso rito dello svezzamento, a mano fosse stato necessario, i veterinari naturalmente non ci davano speranze, visto che la madre l'aveva abbandonata, ma noi abbiamo voluto tentare. Così è passata una settimana, tra sveglie che suonavano ogni tre ore, latte da scaldare, cotone per stimolare e salviette per ripulire. Dopo tre settimane, nonostante la canina fosse ancora in vita, ci siamo rese conto di quanto il tutto fosse troppo difficile; non era la prima volta che tiravamo su un cucciolo e ci chiedevamo il perché in questo caso si facesse tanta fatica.... Non voleva poppare! Se prendeva 10 ml era già molto, quindi abbiamo consultato vari veterinari ed alla fine è arrivata la triste sentenza: "palatoschisi, una delle più gravi mai viste in giro. Soppressione immediata, tanto la morte sarebbe sopraggiunta di lì a poco, anzi come mai non lo era già?
Anche noi ci chiedemmo la stessa cosa, dopo che c'erano state illustrate tutte le problematiche e le conseguenze del "DIFETTO", ma proprio per questo, decidemmo che non sarebbe stato giusto decidere per lei: era tanto piccola, ma con un'immensa voglia di vivere. Non abbiamo mai saputo di un altro caso come il suo e nessun veterinario ha mai curato una palatoschisi di quell'entità.... magari da trauma.... ma non congenita e che comprendesse palato duro e molle!
Abbiamo lottato con lei, abbiamo girato tutta l'Italia per cercare un veterinario che ci credesse: su più di 100 veterinari solo tre ci hanno detto: "E' vero che il caso è disperato, ma avete fatto tanto... perchè fermarsi?
Ad un mese la prima operazione chirurgica: niente di fatto! A 50 giorni la seconda che ha solo peggiorato la situazione perché le è andata in necrosi un'altra parte di palato.... Ma era già troppo importante per arrendersi e non lo abbiamo fatto.
Da due a sei mesi le venivano delle crisi, tipo attacchi epilettici, quando il cibo le andava di traverso e rischiava di arrivare ai polmoni..... emetteva dei gridi laceranti.... poi sveniva... poi si riprendeva.... i sorrisi si mischiavano alle lacrime... ma era sempre dura vederla soffrire.... Solo che quando stava bene era un cucciolo normale, giocava, dava baci, faceva le feste... Amava, come solo un cane può fare.....
Oggi abbiamo tre studi veterinari che la seguono, uno a Montecatini, uno a Lido di Camaiore ed uno a Roma (trovatoci dalla redazione di Maria de Filippi, perché quando ci siamo viste perse, abbiamo smobilitato mezzo mondo!) quando la vedono la chiamano "LA MIRACOLATA".
Certo, stiamo ancora cercando qualcuno che possa aiutarci.... è a rischio tutte le volte che mangia e che beve.... la imbocchiamo tutti i giorni, fa due pasti invece che uno per non stancarsi troppo, beve sotto stretta sorveglianza perché deve esserle tenuta la ciotola in alto, può giocare solo con oggetti tondeggianti, niente ossi, niente rami, niente sassi, evitare roba particolarmente piccola.... insomma ci siamo adattati tutti. Non dico che sia semplice né per noi né per lei... non possiamo star fuori di casa più di quattro ore, lei non può bere dopo due ore che siamo uscite, ma si sa... tutte le convivenze implicano compromessi. È tremendamente viziata, ma non la cambierei con nessun'altra al mondo!
Se ci fosse un veterinario che ha avuto precedenti esperienze e possa dirci se c'è qualcosa che possiamo fare potremmo aiutare meglio la nostra Bandidas... Naturalmente niente di rischioso, se c'è anche una sola possibilità di perderla la imboccheremo a vita! Avete visto bene le sue foto? Avete capito perché è così importante? Basta leggere i suoi occhi...
Se avete informazioni o esperienze dirette su questa malattia, per favore, scrivete a Giada ed Elena all'indirizzo: gikolsek@tin.it. Grazie!
Storia concessa da Oscardog

 

Fly

Ciao! Siamo Sabrina e Giuseppe "papà e mamma" di Fly, un'adorabile yorkshire nero (frutto dell'amore di due cagnolini meticci).
Fly oggi ha 4 anni, l'abbiamo adottata il 30 dicembre del 99 e da allora non ci siamo mai lasciati.
Fly è nata "sana" ovvero camminava con tutte e 4 le zampine ma una domenica mattina di due anni fa ci siamo accorti che trascinava una zampina, con il passare delle ore anche l'altra.
E' stata operata il giorno dopo a Castellanza (MI) dal prof. Ferretti che ci ci aveva dato il 50% di possibilità che si riprendesse ma noi ci abbiamo sperato fino all'ultimo e poi l'alternativa era sopprimerla...
Fly ha fatto tanta riabilitazione presso la clinica veterinaria di Via Dei Crollalanza a Milano, ma non è servita a molto perché non ha più riacquistato l'uso delle zampe posteriori.
Lo so, vi starete chiedendo cosa è successo... ma non si sa!
Fly è rimasta paralizzata a causa di un'anomalia nel midollo spinale di tre vertebre (scusate la poca chiarezza ma non essendo del mestiere non riesco ad essere più chiara di così).
Oggi la nostra "Fificchia" conduce una vita normalissima grazie al carrellino che mio padre e Giuseppe hanno costruito, è vispa, saltella su due zampette e non si è mai persa d'animo....avessi io la forza vitale che ha lei!!!
Spero che dalle foto si possa capire che peperino è la mia piccola!
Storia concessa da Oscardog

 

Otto

Tutto è cominciato una mattina di giugno 2003. Notiamo che il nostro amico Otto, un meticcio di sei anni di taglia medio-grossa misto pastore tedesco e chissà cos'altro, ha una leggera zoppia all'arto posteriore destro. Pensiamo subito che abbia preso una storta giocando con la sua compagna di giochi e non ci badiamo tanto, anche perchè camminava perfettamente ed alzava un poco la zampa solo da fermo. Il giorno dopo, come da previsione, era tutto passato e correva e saltava come al solito. Una settimana dopo lo ritroviamo con la zampa alzata, questa volta molto di più, al punto che quando camminava faceva il passo del canguro (schiena arcuata e spinta con la sola zampa posteriore "sana"), con fortissimi problemi a rialzarsi da accucciato. Siamo andati dal veterinario e questi ha notato un rigonfiamento vasto quanto l'unghia di un pollice appena al di sopra l'articolazione in questione. Gli ha fatto una radiografia e nella parte interessata dell'osso si vedeva una macchia leggermente scura. Il veterinario non si è sbottonato tanto e gli ha prescritto una forte dose di cortisone, ripromettendosi di rivederlo dopo dieci giorni. Alla visita successiva, la macchia nera era ancora più grande e più scura... ancora cortisone. La volta dopo non gli ha fatto nemmeno la lastra e sono stato IO, dopo essermi fatto una pseudo cultura su internet su questa sintomatologia, a chiedergli se si potesse trattare di un tumore all'osso. Lui ha confermato questa possibilità (dirlo prima no, eh?), spiegando che in questi casi sono poche le strade da intraprendere.
Scartata subito (da lui) l'amputazione dell'arto, conclude dicendoci che, al posto nostro, avrebbe continuato vita natural durante con dosi crescenti di cortisone, calmando così almeno il dolore. Tornati a casa, l'umore era ovviamente a terra. Per scrupolo, il giorno dopo ci siamo rivolti ad un altro veterinario. Questi lo vede, gli fa le lastre, conferma il probabilissimo tumore ed è un libro aperto, non ci illude e non omette niente dando la sua diagnosi. Dopo aver definito "folle" il suo collega (il cortisone è quanto di più dannoso si possa dare ad un soggetto con osteosarcoma, visto che aumenta vertiginosamente la propagazione del tumore!) ci dice che l'unico modo per allungare la vita del nostro amico è l'amputazione. Sul momento è stata dura, perchè se da un lato gli si poteva dare almeno un altro anno di vita, dall'altro significava menomarlo e, dal punto di vista umano, era una sfida difficile da affrontare. Fortunatamente su internet ho trovato tanta gente competente e amante degli animali che mi ha aiutato (questo sito in particolare) confortando me e -di riflesso- il mio Otto per quanto riguardava l'imminente operazione. S'è operato ad inizio luglio: due ore e mezzo di intervento ed amputazione completa della zampa posteriore destra, nel senso che l'osso è stato completamente lussato dall'anca e l'arto è stato disarticolato da tutto il resto del sistema muscolare. Un lavoraccio insomma, però il veterinario alla fine era soddisfatto e orgoglioso per il risultato, esteticamente perfetto...
La sera stessa (!) dell'operazione Otto s'è alzato su tre zampe, però non sapeva che fare, il suo cervello cercava ancora la quarta zampa... dopo quattro giorni (!!) CAMMINAVA benissimo, zompettando qua e là per la casa... dopo un mese, sembrava essere tornato quello di qualche anno prima! Aveva recuperato lo sguardo vispo e vivo, riusciva persino a correre come faceva prima che iniziasse questa brutta avventura.
Ad agosto, in campagna, ha rincorso le macchine, seppellito ossa, fatto lunghe passeggiate per i campi... un cane normalissimo, completamente il contrario del cane abbacchiato e vittima di dolori lancinanti (il tumore all'osso è uno dei più dolorosi) di poche settimane prima. Non pensavo proprio avrebbe recuperato così in fretta ma sembra sia normale, i cani non si fanno i problemi degli uomini, non si vergognano di essere "diversi" rispetto agli altri ma, anzi, cercano in tutti i modi di adattarsi alla nuova situazione, riuscendoci perfettamente a quanto pare.
Se m'avessero detto che dopo un mese sarebbe stato così vispo, avrei pensato ad una gigantesca presa in giro! :)
Storia concessa da Oscardog

 

Maverick

Trovai Maverick quando aveva circa 6 settimane, qualcuno lo aveva buttato dentro al mio giardino. Era un cucciolo buono ed intelligente ed imparò tutto molto velocemente. All'età di 5 mesi riuscì a scappare attraverso la recinzione e scomparve. Tornò il giorno dopo, ma la sua zampa posteriore sinistra era stata quasi completamente tagliata, col piede "penzolante" per circa 7 centimetri. Lo portai subito al pronto soccorso veterinario, poiché eravamo fuori dall'orario di apertura dei normali ambulatori e volevano farmi pagare più di $1000 solo per pulire la ferita e bendarla, dicendomi di recarmi dal mio veterinario di fiducia il giorno seguente. Io ero molto angosciata e urlai, pensando che avrei dovuto farlo sopprimere, perché non potevo permettermi queste cifre. Lì finii solo col procurarmi un doloroso colpo, perché Maverick uscì dal pronto soccorso stressato e senza essere stato medicato, così lo lasciai dormire in un lettino in macchina per tutta la notte. Il giorno dopo andammo dal suo veterinario abituale; il dottore gli diede un'occhiata e disse che la zampa andava amputata. Egli riteneva che Mav si fosse imbattuto in una tagliola ed avesse provato a liberarsi strappandosi la zampa, perché il piede penzolava reciso; apprezzò il mio affetto per lui e mi chiese solo $300. Ero così felice di poter tenere il mio cucciolo!! Venne operato immediatamente ed io tornai a riprenderlo il giorno seguente. Avevo il cuore in pezzi a vederlo in quella gabbia, lui provava ad alzarsi ed io vedevo muovere i muscoli della zampa che non c'era più. Gli avevano tagliato interamente la zampa, ma la parte sinistra dell'osso in alto ed il muscolo intorno sembrava un'imbottitura sulla quale poteva sedersi. Lo aiutai ad alzarsi ed uscimmo per la pipì; aveva davanti un duro periodo per imparare come "accovacciarsi" senza una zampa dietro, ma riusciva a cavarsela già bene.
Quando tornammo a casa, Mav fu inizialmente depresso, perché non riusciva a correre e saltare molto bene, in quanto la sua unica zampa posteriore non era abituata a fare il lavoro di due. Si stancava dopo essere uscito solo a fare pipì e non si interessava granché al cibo o ai biscottini. Ricordo che una volta lo misi nella sua cuccia e gli diedi un biscotto: lui masticò per un minuto e poi gli cadde a terra. Maverick sospirò e poggio la testa sporgendosi: sapeva che non sarebbe stato capace di saltare giù per riprendere il biscotto e risaltare sopra la cuccia... Era così triste vederlo così! (Naturalmente presi il biscotto da terra e glielo rimisi in bocca!) Tornai a pensare che avrei dovuto sopprimerlo, non potevo stare a guardare quanto fosse triste, quando prima era stato un cucciolo felice, ma mi dissi che avrei dovuto concedergli un po' più tempo: quando la sua zampa posteriore fosse diventata più forte e avesse ripreso a salire nella cuccia da solo, quando la ferita si fosse completamente cicatrizzata, avrei potuto verificare se Mav sarebbe tornato ad essere allegro e felice o no.
Dopo circa un mese cominciò a stare meglio e riprese a correre e giocare con gli altri cani. Veniva sempre al lavoro con me, sin da quando era un cucciolo piccolissimo ed una volta che si sentì meglio lo riportai con me; tutti furono felici di rivederlo ed ora tutti sapevano di me e del mio cane "tripede"!
Ora è passato un anno dall'amputazione e Mav è come ogni altro cane ed io sono molto felice di averlo potuto salvare! Non riesce a fare solo alcune cose: lo devo aiutare a salire in automobile, perché non riesce a saltare così in alto e lo devo grattare nella parte sinistra perché, non avendo la zampa posteriore, non può grattarsi da quella parte: viene da me, appoggia la testa sul mio braccio ruotandola dalla parte sinistra e questo è il suo modo dire che ha bisogno di una grattatina! Qualche volta si sdraia sul lato sinistro e si strofina sul tappeto per grattarsi. Quando andiamo a fare una passeggiata, la gente trova buffo guardarlo fare pipì sopra qualcosa, perché non dovendo alzare la zampa, sembra soltanto appoggiare il corpo da quella parte. Talvolta devo aiutarlo quando si arrampica da qualche parte, ma nella maggior parte dei casi trova il modo di cavarsela da solo! Ha imparato a contare su di me per le situazioni complicate, se non riesce a risolvere da solo: mi chiama abbaiando ed io so che devo andare ad aiutarlo. È là in piedi ed aspetta che lo sollevi (era più facile quando era cucciolo, ora pesa 27 chili! LOL). È dolcissimo e non so che vita sarebbe senza di lui!! Ora è un piccolo grasso cane molto felice, essere "disabile" non significa niente per lui! Mi preoccupo di eventuali problemi all'anca quando diventerà vecchio, perché lui saltella solo su una zampa che quindi viene sottoposta ad un superlavoro, ma ci penseremo quando e se arriverà il problema! Niente può buttarci giù!
Storia concessa da Oscardog

 

Lolita

Guardo con tristezza la sua zampa anteriore amputata. È terribile, sembra tagliata di netto con le forbici... non mi sembra neanche possibile eppure non c'è. Sta seduta fiera reggendosi con l'altra, bellissima, screziata di bianco e mi guarda. Cerco nei suoi occhi dolcissimi e tristi una risposta a questo mio ostinato voler sapere. Continuo a chiederle: «Che cosa ti hanno fatto? Chi è quel mostro che ha avuto il coraggio di abbandonarti?» Non lo saprò mai e lei non potrà mai rispondermi e raccontarmi quanta sofferenza e quanta paura conserva nel suo giovane cuore. Ma, in fondo poco importa. Ora è qui con noi; al sicuro, per sempre. Forse potrà dimenticare la sua sofferenza, spero, ma sovente in sogno si lamenta e piange come un bambino. Ripetuti singhiozzi che fanno sobbalzare quel corpicino color miele, caldo e pelosetto. Anche le sue lunghe orecchie vibrano ma la coda rimane stretta tra le zampine posteriori.
Rivedrà la tagliola che le ha inferto tanto dolore? (forse è questo che è accaduto). O peggio, rivivrà i momenti di terribile angoscia nella solitudine dell'abbandono? Allora la stringo più forte a me per darle tutto l'amore che non ha ancora avuto.
E pensare che quel giorno al canile, mio marito non si voleva neanche fermare. Eravamo passati per lasciare alcuni sacchi di pane e crocchette, ma dopo le mie insistenze, come avevamo già fatto altre volte ed essendo in compagnia del nostro inseparabile Ariosto, abbiamo chiesto di portare a passeggio una femmina in modo che non litigassero. «Prendete quella - ci hanno detto, indicandoci un musetto che faceva capolino da un recinto poco più in là - deve ancora uscire». Ed è stato amore a prima vista. Solo un attimo dopo ci siamo accorti della sua zampina a metà. «Non possiamo proprio lasciarla qui» mi ha detto mio marito, sapendo che io non aspettavo altro. Sovente avevo espresso il desiderio di adottare una cagnolina al canile. Sarebbe stata una compagna per Ariosto e avrei reso felice almeno uno dei tanti, tristissimi ospiti che, speranzosi, si affacciano da quelle sbarre.
Ora, nel nostro piccolo appartamento siamo in quattro. Certo, questo comporta qualche sacrificio, talvolta qualche piccolo problema logistico, molti peli sui tappeti, l'aspirapolvere sempre a portata di mano. Ma, quando la sera siamo tutti in casa, sdraiati sul divano e Ariosto russa tranquillo, arrotolato sulla poltrona con Lolita accucciata a fianco, l'atmosfera è così bella, rilassante e piena d'amore che non potremmo più farne a meno.
Storia concessa da Oscardog

 

Briciola

Nata "Briciola", con altri 3 fratelli, il 27.12.1985 a Bareggio.
Meticcio (ma quasi Kromfohrlaender), mantello bianco arancio,taglia piccola, macchie da cane da caccia sul pancino.
E' venuta da noi a Milano quando aveva già 8 mesi, perché nessuno l'aveva scelta, al contrario dei suoi fratelli che sono stati subito adottati, e quindi è rimasta con la sua mamma finché non ci ha incontrati e ci ha accettati come sua nuova famiglia.
E poiché aveva un incedere particolare è stata ribattezzata "Virgola". Perché l'abbiamo definita "quasi Kromfohrlaender?". Perché un giorno, sfogliando un volume del nostro amico veterinario, abbiamo visto la foto di un cane, appunto di razza Kromfohrlaender, cui assomigliava moltissimo. Non esistendo esemplari di questa razza in Italia abbiamo cercato di farle prendere il certificato di tipicità, portandola davanti a giudici specializzati; purtroppo però, per due leggere differenze rispetto alla razza originale, ciò non è stato possibile. Ma se andate a visitare la pagina "razze" converrete che la somiglianza è notevole. Del resto l'allevatrice di tale razza, da noi rintracciata in Germania ce l'ha confermato. Come sia uscito un cane così da una mamma e un papà talmente diversi, lo sa solo il loro Dio. Infatti la sua mamma "Leda", di 4 anni più vecchia, era uno splendido Griffone a pelo morbido (Griffon à poil laineaux-boulet-France), che, lasciata dalla sua padrona, molto intelligentemente, libera di scegliersi il marito, non ha trovato di meglio che accoppiarsi con un randagio nero di nome "Pulce", meticcio, ma somigliante ad un Pintscher, di cui è rimasta innamorata per lungo tempo.
Pur essendo ormai fuori imprinting ha subito dimostrato di avere un'intelligenza particolare e ancora una grande capacità di apprendimento.
Un caro amico di Virgola è Giorgio Cerrigone (l'uomo delle petunie calabresi), veterinario che l'ha seguita dall'inizio alla fine (9 giugno 2002 ore 1.00), salvandola anche da un grosso problema di salute nel 2000.
Petra, la padroncina più piccola di Virgola, "mancina", nel 1986 si sacrificava, scrivendo con la destra per il suo cane: "Adoro Virgola, che è il mio cane!!".
Storia concessa da Ricordo del mio cane

 

Cherie e Vladimir

Chérie è una specie di bracchetta, tutta nera, vivace e possessiva nei confronti di mio figlio, al quale deve la vita. Una mattina, a Bologna, da un’auto è stato scaraventato un cucciolo di poco più di un mese. Mio figlio, che aveva assistito alla scena, si è precipitato a fermare il traffico per evitare che la cucciola fosse travolta, ma non ha potuto sporgere denuncia, poiché, ovviamente, non è riuscito a vedere la targa della macchina famigerata. Immediatamente ha portato la cucciola dal più vicino veterinario che l’ha immediatamente ricoverata, infatti aveva una zampa anteriore spezzata in tre punti e lesioni al piede. Dopo dieci giorni di ricovero, Chérie è stata dimessa ed è stata affidata alle cure dei nostri veterinari di famiglia. Fortunatamente, Chérie è guarita benissimo, grazie anche alla giovanissima età, ma, ovviamente, non deve ingrassare. Per circa tre mesi, la piccola è vissuta praticamente solo in poltrona, sul letto ed in braccio, coccolatissima da tutti. Poiché era ingessata, era posata a terra solo in luoghi asciutti, pertanto Chérie è cresciuta con la convinzione che i cani non devono bagnarsi le zampe e, quando piove, realizza una vera gimkana per evitare le pozzanghere e, possibilmente per tenersi al riparo di cornicioni, portici ed ombrelli. Dovendo mantenere un “peso forma”, dalla sua dieta sono stati eliminati i “pasticci”, quindi Chèrie disdegna tutte quelle ghiottonerie che possono far ingrassare: inorridisce le si offre il grasso del prosciutto, la mortadella (lei che è bolognese!), qualsiasi pezzo di carne vagamente grasso. Il buon Jano, il cane di un amico di mio figlio, è inorridito vedendole rifiutare la croccante cotenna di un maiale allo spiedo!
Vladimir Mikail Alexandrovich Drakula è……un molosso delle Egadi, ossia una gigantesca Ape Maia gialla a strisce nere. Mai sentito nominare il molosso delle Egadi? È una razza molto rara: mio figlio ha trovato Vlad sulla spiaggia di Favignana, durante una vacanza in Sicilia, quando era grosso quanto un gatto, infatti per portarlo in aereo lo ha messo in un trasportino per mici. Attualmente è un bel molossoide sui trentacinque chili. Un giorno, eravamo dal veterinario per le vaccinazioni, quando un signore, dopo averlo lodato per l’eleganza e la docilità, mi ha chiesto a quale razza appartenesse. Per fare una battuta ho risposto che si trattava di un molosso delle Egadi! E quello ci ha creduto! Il veterinario, che è un mattacchione, non mi ha smentita. Qualche giorno dopo, il giovanotto si è presentato alla veterinaria, che non aveva assistito alla scena, e le ha chiesto se poteva chiedermi un cucciolo di molosso delle Egadi, qualora avessi fatto riprodurre Vladimir. Ovviamente, la veterinaria è caduta dalle nuvole e, solo a fatica, ha ricostruito l’accaduto. Quando, con un’improvvisa illuminazione, la dottoressa ha compreso quale fosse il rarissimo molosso delle Egadi, e che cosa fosse accaduto, è scoppiata a ridere ed ha spiegato lo scherzo al cliente, solo che, ormai, la storia del famoso molosso era circolata in paese e, dopo più di due anni, un mesetto fa, un conoscente mi ha chiesto ragguagli sulla fantomatica razza!
Contrariamente a Chèrie, che è estremamente vivace, Vlad è assai più posato. La differenza di carattere è del tutto evidente, quando i due vengono” parcheggiati” al supermercato. Dopo quindici minuti esatti, Chérie comincia strazianti giaculatorie, mentre Vladimir, compassato come un gentiluomo inglese, si scosta per quanto glielo permette il guinzaglio, volge lo sguardo altrove e finge di non conoscerla, per la serie: - quella lì? Mai vista! Ci hanno legati vicini, ma io gente così non la frequento! ma per chi mi prendete!-
Storia concessa da Gatti, fatti e misfatti

 

Fox

L’inossidabile Fox ha diritto di cittadinanza tra i gatti, anche se è un cane, infatti, un giorno, molti anni fa, è comparso dal nulla e si è stanziato qui (oggi ha circa ventitrè anni) e, da allora, ha sempre condiviso la sua esistenza con i gatti e con gli altri animali di casa. Fox è di ascendenza assai incerta, il pelo ispido, arruffato grigio con una strana cresta di peli chiari ritti in testa. Fox dev’essere un highlander, infatti, ha lo stesso aspetto improbabile del giorno in cui è arrivato (allora il veterinario gli attribuì circa 5 anni) non ha perso i denti,anzi, hanno l’aspetto di quelli di un cane di….cinque anni in ottime condizioni, l’udito è perfetto, dimostra 7 - 8 anni, corre ancora, instancabile, avanti ed indietro lungo la cancellata, rimbalzando a quattro zampe contro il muro di delimitazione, ogni volta che passa qualcuno….non ha problemi di alcun genere, solo, una volta, ha avuto un po’ di infiammazione alla prostata, presto risolta (è stata l’unica volta in cui ha avuto bisogno del veterinario, a parte il momento del tatuaggio). Mangia con appetito, ma non è mai ingrassato di un grammo, è agile, ha il cuore sanissimo e non ha acciacchi. L’intelligenza vivacissima non si è attenuata con gli anni (mai visto un cane altrettanto intelligente!), né il carattere irascibile ed indipendente si è addolcito. Gli anni sono passati per tutti ma non per lui! Generazioni di gatti e di cani si sono avvicendate e lui ha lasciato scorrere imperturbabile il tempo. Persino la Ventenne gatta Jedi mostra i segni del tempo, pur essendo brillantissima, il suo mantello è sbiadito, ha un po’ di cataratta ed è dimagrita, ma ha ancora ottimi denti , un ottimo fiuto ed un bel caratterino!. Fox continua ad essere un ottimo cane da guardia, anzi, il migliore, ed ha allevato generazioni di cani, ora sta spiegando ad Ofelia (quattro mesi e mezzo) i segreti del perfetto guardiano, attento, vigile, ma mai inutilmente aggressivo, capace di individuare con sicurezza amici,semplici estranei innocui e presenze sgradite (nessuno è mai riuscito ad entrare in casa nostra). Nessuno dei cani di casa osa mettere in discussione la sua autorità (i gatti,naturalmente, sì). Fox ama svisceratamente mio figlio, che è l’unico a potersi permettere delle confidenze con lui (ossia pulirgli le orecchie, controllargli i denti, all’occorrenza lavarlo). Il vecchio signore è ancora interessato alle cagnette e non manca mai di presentarsi a tavola all’ora di pranzo e cena. Ha una poltroncina a fianco del termosifone che non deve essere spostata per nessuna ragione. Un giorno che era stata messa in terrazza, Fox ha cominciato ad abbaiare ed a spingerla verso l’interno, finché qualcuno ha capito e l’ha rimessa a posto. In terrazza c’è un’altra poltroncina, identica alla precedente, che è ugualmente la sua e deve stare lì, in una certa posizione (abbiamo provato a scambiarle per vedere se se ne accorgeva, ma ha fatto il finimondo perchè le rimettessimo al loro giusto posto). La sua vitalità resta un mistero per tutti, veterinario compreso, che si augura, come tutti noi, di invecchiare in gran forma come lui!
Storia concessa da Gatti, fatti e misfatti

 

Bobo

Bobo ha avuto una vita avventurosa, era stato raccolto,ancora cucciolo, dal gestore di un banco di tessuti e, per alcuni anni, aveva frequentato i mercati della provincia di Alessandria, facendosi amici i colleghi del padrone. Alla morte di questi, Bobo era stato adottato da un amico del padrone, Pipin Milan, un autista di piazza, che parcheggiava l’auto davanti alla farmacia di mio padre ed ingannava il tempo in attesa dei clienti, fumando l’immancabile sigaro e col cane accanto, chiacchierando con mio padre. Per alcuni anni, Bobo aveva seguito il nuovo padrone nei suoi spostamenti e, quando capitava ad Alessandria nei giorni di mercato, non mancava di andare a salutare i vecchi amici. Quando Bobo restò orfano anche del secondo padrone, a mio padre sembrò naturale adottare il cane del suo vecchio amico, ma Bobo era uno spirito libero: durante il giorno, era ben felice di vivere tra casa e annessa farmacia, andando e venendo a suo piacere, visitando tutti i negozi del paese e presentandosi puntualmente in cucina all’ora dei pasti, ma, alla sera, nonostante avesse ormai qualche annetto, non c’era nulla da fare: bisognava aprirgli, lui si sedeva sotto al portico ed aspettava l’auto delle guardie giurate, poi, faceva con loro il giro di controllo, fermandosi per una produttiva visita al panettiere ed al pasticcere. Al mattino, quando le guardie finivano il loro giro, passava al bar appena aperto per un dolcetto e poi si presentava alla porta di casa per la colazione. La cosa andò avanti per alcuni mesi, finché, una notte d’autunno, mentre infuriava un violento temporale, verso le tre del mattino, scese dalla macchina dei suoi amici guardiani, ferma davanti alla banca, attraversò di corsa la piazza, s’infilò sotto al portico e cominciò abbaiare, finché mio padre corse ad aprirgli. Da allora, divenne quasi casalingo, però, quando c’era una cagnetta in calore nel giro di cinque chilometri, mio padre riceveva quotidianamente telefonate che gli chiedevano di andarlo a recuperare! Insieme a mio padre Bobo potè soddisfare il suo spirito zingaro: con i miei girò quasi tutta l’Europa. Mio padre aveva un elenco degli alberghi dove accettavano i cani e regolava gli spostamenti in base a quelli, però, una sera, arrivò molto tardi a Berna e trovò al completo l’albergo dove di solito alloggiava, dopo vari tentativi infruttuosi, ormai deciso a far alloggiare in albergo mia madre ed a trascorrere la notte in macchina con Bobo, ebbe un’idea: chiese di affittargli una suite e di registrare il cane come suo figlio: miracolo svizzero! Caddero i divieti. Bobo viaggiava con una attrezzatura completa: brandina, ciotole etc. però quella notte dormì in una camera tutta per sé in un cinque stelle, sul letto ed al mattino gli fu portata la colazione in camera! Mio padre, credo conservi ancora la ricevuta dell’albergo a nome Bobo F.!
Storia concessa da Gatti, fatti e misfatti

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