Gatti

LEO / BUBBA / GRAFFIO / CAMILLA / BALTO / MINU' / ROMEO / AGRIPPINA / ATTILINA / MEME I / MEME II / AGOSTINA / LUCIA / MICIO MAO / CINESE / PIPPO / REMBRANDT / MAURIZIA

 

Leo

Abbiamo trovato Leo il 2 Agosto del 1991, i miei genitori stavano facendo una passeggiata serale non distante da casa ed hanno visto un gattino tutto accucciato in un angolo: aveva circa due mesi di vita ed era in uno stato tale di denutrizione che, sebbene avesse il pelo piuttosto folto, era possibile vedere costole, attaccatura dell’anca, del ginocchio e così via.
Il giorno dopo lo portammo dal veterinario il quale ci disse che, oltre a varie problematiche virali, versava in un grave stato di denutrizione e correva il rischio di non aver più la capacità di assimilare il cibo; ci disse comunque che se nell’arco di un giorno o due non fossero insorte complicazioni, il micio ce l’avrebbe fatta.
Leo si riprese nel giro di pochissimo tempo, aveva una fame da LEOne, mangiava ogni due ore (come prescritto dal veterinario) ed iniziò a crescere molto rapidamente al punto da diventare in breve tempo una volta e mezzo i suoi coetanei. Mangiava, prendeva il sole nel nostro piccolo giardino, si buttava tra i cespugli, dormiva nelle aiuole ed andava fuori a giocare con i suoi amichetti randagini, ma l’attenzione per il cibo gli era rimasta e non tardava mai, nonostante tutti i suoi “impegni”. Sembrava avere un orologio nella pancia!
A quell’epoca mio padre rientrava alle 14 dal lavoro e Leo si faceva sempre trovare pronto davanti al suo piattino. Un maledetto giorno di novembre mio padre rientra e Leo non c’è. Lo inizia a cercare finché lo trova privo di sensi sdraiato nel giardino di una casa vicina. Non abbiamo mai saputo con certezza cosa gli sia successo, si può supporre una macchina, ma non si può affermare con sicurezza.
Portato subito dal veterinario più vicino, Leo non aveva quasi più polso né temperatura; per salvarlo gli hanno immediatamente praticato un’iniezione al cuore.
Il piccolo supera la notte, ma non si muove; lo portiamo con mille precauzioni per il trasporto dal nostro veterinario a Bologna il quale, dopo aver fatto delle radiografie, ci conferma un ematoma alla spina dorsale. Lo portiamo a casa ancora completamente paralizzato ed aspettiamo, praticandogli iniezioni che dovevano stimolare la ripresa del sistema nervoso, curandolo affinché si riassorba l’ematoma e ritorni ad essere il monello che era diventato…
Il tempo passa, passano i giorni e delle sette vite che i gatti hanno, Leo se n'è già giocate probabilmente quattro o cinque, ma ci dimostra che ne ha ancora qualcuna da spendere! Una notte sento dei rumori, accendo la luce e vedo Leo che, tutto intontito, arriva in camera mia per venire a letto con me (dormivamo sempre insieme quando era piccolo). Arriva sì, ma su due zampe: quelle davanti. L’ematoma era riassorbito, ma la spina dorsale era rotta, interrompendo il passaggio del midollo. Leo sarebbe rimasto paralizzato da metà schiena in giù! Atterriti dalla notizia, chiediamo aiuto al nostro veterinario il quale contatta un neurochirurgo specializzato in questi traumi, ma la frattura è in un punto inoperabile. Sembra la fine, Leo nel frattempo si è ripreso, sta molto meglio, gioca, mangia, dorme, prende tutte le coccole della famiglia e fa le fusa… cammina anche….ma a modo suo.
Dall’incidente è trascorso ormai più di un mese e noi ci troviamo davanti ad una scelta: cosa facciamo?
A questo punto devo ringraziare il mio veterinario Dott. Donati perché in questa storia è stato determinante e non riuscirò mai trovare le parole per descrivergli la mia gratitudine e quella dei miei genitori! È stato lui in quel momento a darci il coraggio di affrontare questa situazione. Il Dottore ci assicura che Leo non si chiederà mai perché prima saltava ed ora non ci riesce più, l’unico pensiero di Leo sarà di trovare un sistema per ottenere ciò che vuole! Ci spiega che una delle straordinarie doti dei gatti è la capacità di adattarsi al meglio alle situazioni. Mi ricorderò sempre le sue parole: "Se volete sopprimerlo io lo sopprimo, ma ricordatevi che il problema è vostro e non suo!". Al che ci guardiamo tutti negli occhi e nessuno di noi fiata; il Dott. Donati ci spiega che gli dobbiamo far fare i bisogni come fanno le mamme con i cuccioli piccolissimi: premendo sulla vescica per la pipì e facendo scorrere le feci dal canale fecale per la popò.
Prendiamo il nostro gatto e ce lo riportiamo a casa.
A volte Leo perde un po’ di pipì, così compriamo i pannolini da neonato, gli facciamo il buco per la coda e diamo inizio alla saga del bagnetto e cambio pannolini due volte al giorno che è durata più di 11 anni!! Abbiamo iniziato a convivere con quest'impegno che negli anni non è mai stato di peso a nessuno, soprattutto mio padre era bravissimo e velocissimo sembrava, da solo, una catena di montaggio!
Gli avevamo fatto costruire un carrellino, ma ormai lui era rapidamente diventato così forte e veloce con quelle due zampotte che il carrellino in curva non teneva la sua velocità e lui in derapata cappottava!!! Ad un certo punto ci ha fatto capire che il carrellino poteva anche finire in garage a prendere la polvere, che era meglio, lui se la cavava benissimo anche senza!! Aveva a disposizione tutta la casa: letti, divani, cuscini in terra, pedane ed in più il suo giardino, il suo alberello, i suoi cespugli e la sua aiuola. Tra l’altro, non curante del suo stato, si lanciava giù dai tre gradini che separano la casa dal giardino senza neppure pensarci! Dormiva sul letto e quando era stanco si buttava anche da lì, senza batter ciglio! Quando voleva salire sul divano o sul letto ti veniva a chiamare, si portava davanti al punto in cui voleva salire e si metteva in posizione da “salto”, noi gli alzavamo il sedere e lui con un “balzo” arrivava dove voleva.
Ho portato a casa altri tre gatti e questo Leo non me lo ha mai perdonato, di tutti però il carattere più forte era lui, non so come, ma probabilmente emanava determinazione e coraggio. Quando voleva giocare con uno dei suoi cugini (fratelli no, non arriviamo a tanto!) si metteva a terra su un lato prima che lo sfortunato arrivasse e poi…attaccava senza pietà! A volte addirittura riusciva a dare uno schiaffo allo sventurato rimanendo in piedi (se così si può dire) su una zampa sola! Era molto geloso dei tre intrusi anche se comunque era sempre insieme a loro.
Di tutti i tre “cugini” l’unico che Leo ha davvero amato è stato Ron, dal carattere estremamente pacifico, con Gigio si contendeva la carica di capo branco, anche se non si sono mai scontrati seriamente, probabilmente per convenienza di entrambi. Invece ha sempre detestato fortemente Didi, l’unica femmina della famiglia, gliene faceva di tutti i colori: la aspettava davanti alla porticina per rientrare dal giardino e le dava un ceffone appena lei inseriva il muso in casa!
Leo era in simbiosi con mio padre, sembrava si parlassero, si capivano anche solo con lo sguardo, erano sempre insieme, andava a letto con lui e giocando gli prendeva le gambe e gli si lanciava addosso…mio padre aveva tutti i pigiami bucati! Era il terrore dell’estate dormire con Leo perché in inverno il piumone ti salva, ma con il lenzuolino estivo….gli agguati sono fatali!
I miei genitori lo portavano sempre in vacanza con loro, ha girato l’Italia: è stato in traghetto ed in treno; in macchina si sdraiava nel sedile posteriore e si addormentava poi, se il viaggio era lungo e lui si era stancato, andava in braccio a mia madre e brontolava fino a che non si fermavano. Quando ti sgridava era tremendo, ti puntava quegli occhi immensi addosso senza dire nulla e tu capivi di averlo offeso! Dopodiché, girava prima le orecchie e poi il sedere e ti dava le spalle definitivamente! Mio padre lo chiamava LEONE, era imponente, aveva un muso che esprimeva contemporaneamente autoritaria fierezza ed immensa dolcezza.
Ha vissuto una vita felice, chi lo ha conosciuto, dopo una prima sensazione di inevitabile stupore e compassione, può dichiarare fermamente che LEO era un gatto sano, robusto e soprattutto SERENO e FELICE.
Leo si è ammalato di tumore lo scorso inverno, abbiamo deciso che, dal momento che aveva avuto una vita felice, non volevamo che soffrisse proprio alla fine e abbiamo optato per l’eutanasia quando la situazione ha iniziato a peggiorare. Ci ha lasciati il giorno di Natale del 2002, io e papà lo abbiamo tenuto in braccio ed abbracciato proprio fino all’ultimo, in un saluto che per noi durerà tutta la vita.
Abbiamo avuto un compagno di vita che ha lasciato in noi un ricordo indelebile ed un vuoto incolmabile.
Ciao Leo, grazie per l’amore che ci hai insegnato e non ti arrabbiare se ora le attenzioni di papà Oreste sono anche per gli altri tre, nel suo cuore lo sai, sei sempre il primo!
Storia di Oreste, Claudia e Lisa, concessa da Oscardog

 

Bubba

Dopo quasi cinque mesi di matrimonio, Fabio ed io ci recammo presso la casa di una famiglia che aveva messo un’inserzione su un giornale, per l’affido di sei gattini di 40 giorni. I gattini rimasti erano quattro, due dei quali già prenotati, rimanevano uno bianco/rosso e uno, il più piccolo, tutto nero, al quale andarono subito le attenzioni di Fabio… Lo chiamammo Bubba (come Buba, l’amico di colore di Forrest Gump). Era stupendo avere tra i piedi quell’esserino, non ci stancavamo mai di guardarlo mangiare, dormire, giocare e sbattere la testa contro ogni cosa che gli appariva davanti all’improvviso, per non parlare delle traverse delle sedie, che le prendeva tutte a testate quando giocando, correva sotto il tavolo della sala. A questo punto alla prima visita medica per la vaccinazione è stato normale chiedere al veterinario se era una cosa normale che il nostro gattino chiudesse a testate le porte e via dicendo. Un controllo approfondito degli occhi e la sentenza arrivò subito: cataratta congenita ad entrambi gli occhi, le sue pupille si presentavano grigie al posto di nere, gli occhi sarebbero rimasti piccoli e strabici, il micetto distingueva solo la luce dal buio e nient’altro, con il passare degli anni, la cosa di sicuro sarebbe peggiorata. Andando a casa parlammo della cosa e ci trovammo abbastanza sconvolti dalla notizia: il nostro Bubba non era “normale” era, come dico io, “difettato”. Ma sono bastate poche ore per renderci conto, invece, di quanto fossimo stati fortunati e felici. E se non fossimo andati noi a sceglierlo e lo avesse preso un’altra persona, che sapute le sue condizioni lo avesse abbandonato, o peggio soppresso, per non avere problemi? E se non lo avesse voluto nessuno? Da quel momento gli abbiamo voluto molto più bene di prima e da lì è iniziata la nostra vita insieme che continuerà fino alla morte di uno di noi. È un gatto speciale, non lo diciamo solo noi, ma anche chi lo conosce. I sensi rimasti sono molto più sviluppati, annusa tantissimo tutto, anche le persone che non conosce. Se l’ospite siede sul divano è spacciato, perché Bubba parte dai piedi, passa dalle gambe alle mani e salendo sulla spalliera del divano arriva ad annusare il volto, i capelli e, se ci sono, pure i baffi! Quando entra in casa un’oggetto nuovo, (un sacchetto, una scatola, un mobile) il rituale prevede due o tre giri intorno, quatto quatto, annusata da lontano e poi da vicino, toccata ed infine se ci si può entrare, una visitina all’interno. Adora mangiare i petali dei fiori e leccare le fotografie. Quando entriamo dalla porta di casa, se non è ancora lì ad attenderci, arriva di corsa e non ci molla più, c’è il rituale del saluto, con presa in braccio di lui, fusa, baci reciproci, grattatina al naso con il pizzetto di Fabio o amorevoli morsichini al mio mento (non avendo io il pizzetto!!) e ancora baci e tante coccole. È dolcissimo e si è dimostrato socievole anche con altri gatti che sono passati in casa nostra. Chi non lo conosce e lo vede saltare agile su e giù dai divani, correre per casa o dare la caccia alle mosche non immaginerebbe mai che non ci vede, infatti quando poi lo guardano bene e vedono questi due occhietti piccoli e guerci ci chiedono sempre cosa ha... Le difficoltà di avere un gatto non vedente? Nessuna, solo qualche attenzione. Non è bene spostare i mobili ed è preferibile una casa senza giardino. In fin dei conti lui non vede, ma percepisce la presenza delle cose e delle persone ed ha bisogno di più tempo per abituarsi alle novità. Ormai ci capiamo al volo: Bubba adora stare fuori e si fa capire benissimo quando vuole uscire sul balcone, oppure ci capiamo quando ha fame, quando vuole le coccole, o quando vuole giocare… Ora il progetto famigliare prevede ad agosto la nascita del nostro primo figlio, nei prossimi anni un cambio di casa, ed un’ulteriore ingrandimento della famiglia con l’arrivo di un cane…
Storia concessa da
Oscardog

 

Graffio

Graffio era uno splendido gattone europeo tigrato grigio superpeloso e coccolone. Lo trovai una notte in mezzo alla strada, era un piccolissmo mostriciattolo spelacchiato... Perché mostriciattolo? Ero in auto con mio fratello quando per strada vidi questo "coso" che si lamentava, quando mi avvicinai mi venne un colpo: ero convinta che l'avessero investito, infatti aveva la testa girata al contrario!! Lo raccolsi e lo portai subito dal veterinario. Quel "coso" si rivelò un gatto nato prematuro, non gli si erano sviluppati gli occhi e gli organi dell'udito e quindi era cieco e sordo; la testa al contrario, mi disse il veterinario, era frutto di un parto troppo numeroso e quindi il piccolo nella pancia della mamma aveva la testa girata... È raro ma può capitare!! Il veterinario si meravigliò del fatto che fosse svezzato, mi disse che la percentuale di sopravvivenza per un gatto così era praticamente zero: le madri li uccidono o li fanno morire di fame. Ma lui era vivo, svezzato e soprattutto era illeso, nonostante fosse in mezzo ad una strada!!
Ero convinta: il destino di quel gatto era vivere!
Lo presi con me e gli dedicai un anno di cura: il povero "cosino" stette un anno col gesso intorno al collo che finalmente si raddrizzò (anche se non del tutto). Purtroppo, però, l'ingessatura gli procurò un leggero rialzo dei nervi della zampa anteriore destra e così prese a zoppicare un pochino... Non c'è che dire: non vedo, non sento e zoppico!
Oltretutto aveva anche delle piccole malformazioni agli organi genitali... Ciononostante Graffio crebbe davvero bene e divenne un gattone dolcissimo, si abituò così bene alla casa che correva, saltava su per i mobili tanto che nessuno dei miei amici si accorgeva che fosse cieco e sordo fino a quando non glielo rivelavo io. Aveva un olfatto sviluppatissimo che gli consentiva di riconoscere luoghi e persone. Era un gattone affettuosissimo.
A dispetto delle sue condizioni Graffio è vissuto ben 10 anni, diventando paccioccone e pigro come tutti i gatti vecchi. È morto di vecchiaia nel 1998. Nonostante adesso abbia altri 3 gatti, non credo che riuscirò mai a provare quell'amore che provavo per lui, era un gattone davvero speciale, che sapeva donarti gioia e forza e, soprattutto, tanto, tanto amore.
Storia concessa da Oscardog

 

Camilla

Ciao, io sono Camilla, universalmente nota come Cami. La strada è stata la mia casa, l'asfalto il mio cuscino. Dire che ero bella è tremendamente riduttivo. Dire che ero dolce, una banalità quasi offensiva. Un frizzante mattino di febbraio compaio dal nulla e mi butto letteralmente tra i piedi di una tizia a due zampe che ha l'aria scocciata e assonnata. Io - che di dormire me ne intendo - mi domando dove vadano gli umani così presto al mattino... se hanno così sonno, perché non fanno come noi e si girano sull'altro fianco? Beh dicevo... sbarro la strada all'addormentata in piedi che mi guarda, mi fa una carezzina stitica e mi chiede "Perché miagoli? Stai male?" "Miagolo perché sono una gatta, rimbambita! Allora tu, se parli vuol dire che stai male? Mah..." Finisce lì, ma poi la rivedo e la cerco di nuovo e ancora e ancora. Lei, che non ama i gatti in modo particolare, mi guarda senza vedermi, continua a domandarsi cosa voglio e tira dritta. Però è una tizia strana... dà un nome a tutto lei, a suoi peluches, alla sua moto, persino alla macchina... così ne appioppa uno anche a me: MICIO CAMILLO! Mondo cane, non vede che sono una femmina, come lei? Ma chi mi sono andata a cercare??? Una sera, mossa a pietà, scende con due ciotole, una di latte e l'altra con avanzi della sua cena... io non tocco cibo, non ho fame di pappa! Voglio la sua mano sul mio corpicino, voglio affetto, gioco, carezze, calore. Se ne accorgerà prima o poi questa qui? Se n'è accorta (anche che sono una Camilla) e butta alle ortiche tutti gli stupidi convincimenti che vogliono noi gatti falsi, interessati, freddi e diffidenti. Da quel momento, le ho dato tutto quello che avevo. Non c'è stato giorno che non le sia corsa incontro quando la vedevo arrivare, con il sole e con la pioggia, con la tramontana e con l'afa. Quanto ci divertivamo a giocare con un semplice rametto... lei me lo faceva passare sotto il naso e io saltavo e correvo e dribblavo i suoi piedi come il migliore dei centravanti. La mia passione erano i lacci delle sue scarpe marroni, quelle di mezza stagione... quante volte glieli ho slacciati e come rideva lei! Più dispetti le facevo, più lei mi adorava... sì, "adorare" è il termine appropriato. Mi guardava intensamente nei miei occhi verdi/gialli e si avvicinava a me, sino a che ci trovavamo naso a naso. Tutte e due avevamo una fiducia illimitata nell'altra, nessuna avrebbe mai fatto del male all'altra. La mia amica a due zampe mi parlava, tra lo sguardo divertito o compassionevole dei suoi simili che non sempre comprendevano l'unicità della nostra amicizia. Una sera la vidi arrivare spaventata, frastornata. Mi accarezzò, ma aveva un tocco nervoso, agitato. Mi disse "Cami, in che mondo cattivo viviamo! Ciao, ci vediamo" e scappò via. Non era da lei. Non ho mai capito cosa avesse quella sera; ricordo solo che era un 11 settembre e che mi aveva comunicato un'angoscia che mai avevo avvertito in lei. Tra le tante mattane che ha fatto con me, l'amica a due zampe una sera mi ha avvolto in una sciarpa e io sopportato, come sempre, paziente e ormai rassegnata alle sue bonarie pazzie. "Cami è interista" mi ha detto e mi ha stropicciato per bene, come piaceva tanto a me. Interista? E che è? E' matta questa? Ho scelto il periodo peggiore per sparire... Natale. Il vuoto che ho lasciato è stato devastante, però ho insegnato tanto: l'amore incondizionato, sincero di un gatto è un dono al quale non puoi più rinunciare se hai avuto la fortuna e l'onore di conoscerlo. In ogni micio, la mia amica vede me, cerca me, ma sbaglia. Io ero unica, come unici sono tutti i miei simili. Bisogna solo trovare la chiave giusta. Ma ora lei sa come amare e farsi amare da un gatto: gliel'ho insegnato io, in tre meravigliosi anni, passati a rincorrerci, giocare e parlare, ognuna la propria lingua.
Storia di Simona C., concessa da Micificio

 

Balto

Ciao, io sono Balto, ho un anno e mezzo e peso poco più di quattro chili: Roby dice che sono una pantera rosa. Sono arrivato nella mia nuova casa circa un anno fa. Purtroppo ai miei umani era da poco venuto a mancare un gattino affettuoso, di nome Pippo, dell'età di circa tredici anni.
Erano tutti afflitti dalla perdita, anche se trovavano conforto nella veterana della famiglia, Pinky, di ormai sedici anni.
All'improvviso, la loro cucciola vede me e se ne innamora. Ero stato abbandonato in strada - come molti - ed avevo appena due mesi e mezzo. Il loro veterinario da ormai una vita prende la decisione che la famiglia di Pinky è la più adatta per adottarmi .......... ed eccomi qui: nessuno mi resiste! Sono coccolone, amo stare con tutta la famiglia la sera davanti al televisore, sul terrazzo quando c'è la bufera e la pioggia (?!) e loro ancora non se ne capacitano.
Pinky non mi sopporta quando tento di fare la lotta con lei, ma io provo sempre a giocare: ultimamente un po' più delicatamente perché ho capito che lei è una "vecchietta".
Penso che mi vogliono bene, anche se non mi piace poi tanto quando mi baciano sul naso!!!!
La storia di Balto ad oggi non aveva nulla di speciale, trovatello di due mesi e mezzo, lo abbiamo preso dal veterinario due anni fa. Finché un giorno ..... A maggio scorso, all'età di sedici anni, è venuta a mancare Pinky (vedi anche la sua storia). Pinky (Watchis per la famiglia!) manca a tutti noi, specialmente a Balto il quale due weekend fa ha pensato bene di scappare di casa per andarla a cercare in montagna. Come lo so? Ora ve lo racconto.
Nei seguenti due/tre giorni Balto ricompariva vicino casa - sempre miagolando - ma non riuscivamo né ad avvicinarci né tanto meno a prenderlo. La zona è a pendio sulla strada ed è piena di rovi, cespugli e ginestre che si intrecciano. Il quarto giorno mi faccio coraggio, salgo sul pendio e mi avvicino, ma niente: lui mi evita e continua a miagolare ed a guardarsi intorno.
Allora ho detto e fatto qualcosa che ad un non amante degli animali risulterebbe incomprensibile se non addirittura da matti: ho cominciato a dirgli "Balto, vieni, qui con me c'é Watchis che è venuta a prenderti!" Mi sono inchinata come per accarezzare l'altra gatta e contemporaneamente ne ho imitato il miagolio. Balto ha immediatamente smesso di miagolare, ha allungato il collo ed ha sgranato gli occhi guardandosi intorno. Allora, con le lacrime che mi scendevano sulle guance, ho insistito dicendo "Eccola qui Watchis, è vicino a me, ti aspetta!". A questo punto Balto, miagolando interrogativamente, mi si è avvicinato cercando intorno alle mie gambe..........
E' stato allora che ho potuto prenderlo, dopo quattro giorni di pena per noi e per lui che non aveva né mangiato né bevuto e l'ho potuto riportare a casa, dove ovviamente è ancora oggi e dove la fa da padrone. Io ho riportato qualche escoriazione alle gambe ed alle braccia ma non mi importa. Il suo pelo è stato ripulito dalle piante e dalle spine ed ora sta meglio, Sono sicura che a Balto manca ancora tanto Pinky, ma per il futuro faremo più attenzione e ci stiamo attrezzando per mettere una rete più alta intorno al terrazzo.

Storia di Oreste, Claudia e Lisa, concessa da Micificio

 

Minù

Un pomeriggio di marzo di 6 anni fa ero in giro per il paese dove abito con Willy (il cucciolone di mia zia un giocherellone amante dei gatti… e soprattutto della sua micina Camilla) ad un certo punto passeggiando sulla strada sopra al torrente ho visto qualcosa muoversi là in basso (circa 10 metri più in basso della strada) era un gattino piccolissimo. Subito mi sono accorta che qualcosa non andava, nessuna gatta viveva nel fiume, e lo sapevo bene perché di lì passavo tutti i giorni… Sapevo che circa 1 km più a valle c’era un posto dove era possibile accedere al fiume e (con immensa gioia di Willy) sono subito corsa, il più velocemente possibile, giù nel fiume, mi sembrava che la strada da fare fosse infinita, e avevo una paura terribile di arrivare troppo tardi…
Appena mi sono trovata davanti a quello che forse qualche giorno prima era un cucciolotto panciutello tra le braccia pelose della sua mamma, mi sono accorta che dovevo portarlo da un veterinario più che urgentemente!
Era uno scricciolo minuscolo, magrissimo, tempestato di pulci e che non riusciva ad emettere alcun suono se non un rantolio che faceva accapponare la pelle… Per fortuna il mio veterinario (avevo già un coniglio…) si è dimostrato disponibilissimo e circa un quarto d’ora dopo ero nel suo studio con questo piccolo esserino avvolto in un fazzoletto di stoffa (perché non avevo nient’altro).
Quello che mi ha detto subito dopo averlo visitato era che aveva la febbre alta e che c’era del sangue nelle feci… insomma la situazione era terribile…molto probabilmente era stato gettato nel fiume dalla strada, mi ha detto che difficilmente sarei riuscita a farlo mangiare perché era troppo debole.
Dopo averlo idratato con una flebo e avergli somministrato qualcosa per la febbre si è girato verso di me sorridendo e mi ha detto: “Questa signorina ha bisogno di un posto caldo, per oggi non possiamo fare altro”. Solo in quel momento mi sono resa conto che il mio scricciolo era una femminuccia! La mia piccolina, lo è stata da subito!
Avvolta in una copertina (che gentilmente il veterinario è riuscito a trovare) è tornata a casa con me… ed ha dormito nel mio letto (non so se dormiva o se era solo incosciente) io non ho chiuso occhio, avevo una paura terribile… La mattina dopo non si può certo dire che stesse meglio… la copertina in cui era avvolta era tutta sporca di sangue e feci… ho chiamato il veterinario appena ho ritenuto che l’ora non fosse improponibile… mi ha detto di portarla da lui e che forse sarebbe stato meglio farle delle radiografie per eliminare la possibilità di lesioni interne.
In un lampo ero nel suo studio, le radiografie ci rincuorarono… niente di grave a livello interno, l’altra possibilità era che nel fiume avesse ingerito del veleno per topi… anche se il veterinario pensava che a quell’ora sarebbe già morta…
Altra flebo e punturine varie… il veterinario mi suggerì di tornare a casa e di chiamare più tardi, mi avrebbe fatto sapere se ci fosse stato anche un minimo cambiamento… ho provato, ma dopo poco sono tornata là…. Con una sorpresa incredibile ho visto il mio scricciolo con gli occhietti aperti… e in quel momento ero sicura che sarebbe andato tutto bene, che la mia piccolina sarebbe tornata a casa con me entro poco!
Ed effettivamente… con molte cure, e mesi di controlli continui la mia piccola si è ripresa… eccome se si è ripresa… adesso è una gattona di 5 kg… il veterinario dice che molto probabilmente è un incrocio con un norvegese delle foreste…( ne ha tutte le caratteristiche) secondo lui è stata l’unica ritrovata di una cucciolata di qualche “fissato” con i gatti di razza e che magari per sbaglio si è ritrovato con una cucciolata senza pedigree.. (che schifo!).
Storia di Anna, concessa da Micificio

 

Romeo

La storia di Romeo è una storia come tante. Abitava in una bella casa con il giardino e aveva sempre la ciotola piena. Quando c'era freddo stava al caldo, pensate aveva persino il collarino anti-pulci. Poi un giorno non si sa perché e per come i suoi bravi padroni hanno cominciato a non fargli più godere di questi privilegi; da allora le brave signore del nostro palazzo hanno cominciato a prodigarsi facendo a gara a chi lo rimpinza di più. Una colletta lo ha fornito anche di una casetta con cuscini comodi comodi,insomma Romeo è la mascotte del nostro palazzo,ogni tanto sverna nelle scale con relative pipì, non mancano certo le lamentele ma Romeo è ben protetto dalle gattare, viziato al massimo, grasso come una palla di una ruffianaggine da vero Latin Lover,ma guai chi lo tocca. Non sappiamo esattamente quanti anni ha. C'era un giovanotto che andava a studiare il trombone nella cantina, lui miagolava dietro la porta lo faceva entrare si accomodava dentro la custodia dello strumento foderata di panno e passava tutto il pomeriggio ad ascoltare musica senza fare una piega. Quando vedeva che il giovanotto chiudeva lo spartito capiva che aveva finito si faceva aprire la porta e ricominciava il giro,chiamatelo scemo!!
Storia di Daniele C., concessa da Micificio

 

Agrippino

Agrippino è un gatto gigantesco, non grasso ma poderoso, alto, lungo ,muscoloso, un vero splendore. Viene anche lui dalla colonia gestita dalla mia amica, è nato nel 2000, ed è il fratello di Agrippina una delle sue gatte. Quando Agrippino ed Agrippina avevano un paio di mesi, la mia amica si è portata a casa la femminuccia e il maschietto è stato affidato ad una mia anziana conoscente, con il patto che, se per qualche ragione non avesse più potuto tenerlo, lo avrei preso io. Nel frattempo, Agrippino, durante le assenze della padrona, era ospite in casa mia, finché, a causa delle condizioni di salute della signora, Agrippino si è trasferito definitivamente qui, anche se la sua anziana amica non manca di telefonare per chiedere notizie e, a Natale e Pasqua, non manca mai di fargli pervenire un “pacco dono” contenente scatolette speciali e giochini. Un particolare curioso: la signora lo aveva ribattezzato Willy, sembrandole Agrippino troppo lungo, il micione in effetti rispondeva al nuovo nome, ma è bastato che la mia amica, rivedendolo dopo tre anni, lo chiamasse “Agrippino”, perché lui accorresse festoso: da allora è rimasto definitivamente Agrippino, col nome ritrovato della sua infanzia. Quando la mia e sua amica viene in visita , Agrippino non manca mai di festeggiare il suo arrivo e, forse, ne approfitta per mandare i suoi saluti alla sorella. Agrippino, come Meme lll, sa di essere bello e non manca di mettersi in posa se si sente osservato. Il cambio di stagione è segnalato dal cambiamento di abitudini: alle prime avvisaglie dell’autunno, Agrippino comincia a dormire sotto il copriletto e, per fortuna, data la mole, è impossibile non accorgersene e schiacciarlo! Durante l’inverno gli piace dormire sotto il piumone: s’insinua nel punto tra i cuscini dove resta un po’ sollevato e, senza arruffare nulla, si sistema al centro del letto, è un’abitudine condivisa anche da Freya, che è molto più sottile ed ama dormire dalla mia parte, verso il bordo, quindi bisogna sempre fare molta attenzione se ci si siede sul letto! Freya, però, prima di mettersi a dormire, arruffa il copriletto giocando, quindi, se il letto è in disordine è meglio, essere prudenti!
Storia di Paola F., concessa da Gatti, fatti e misfatti

 

Attilina

Attilina è la cucciola di casa, essendo arrivata qualche anno dopo Memeo, Tigre e Tessi. Sempre d’estate. Aspettavo il tecnico che doveva farmi dei lavori in bagno e quando è arrivato gli ho fatto le raccomandazioni d’uso “attento che non scappino i gatti quando entra o esce”. Al che mi dice che c’era un gatto fuori della porta, ma quando è arrivato lui è scappato buttandosi giù dal pianerottolo. Panico! Faccio rapidamente l’appello e tutti sono presenti, interrogo ancora il tecnico che mi precisa trattarsi di un gattino molto piccolo. A questo punto vado in perlustrazione e, rintanato tra la legna dei vicini, nel sottoscala, trovo un cosino piccolo piccolo, ancora con gli occhietti azzurri, che miagola affamato, ma non si lascia toccare. Per paura che si incastri in fondo alla catasta di legna, non insisto e gli porto invece un piattino di cibo che si mangia di gusto non appena io mi ritiro a debita distanza. Per tutti i mesi successivi, ho continuato a nutrire l’esserino, abituandolo pian piano a venire a mangiare in uno stanzino che uso come ripostiglio a pian terreno e che avrebbe potuto anche usare per dormire, se avesse voluto, dato che lo avevo dotato di comode e calde cucce. Ma non ha mai dormito lì, in realtà non so dove si rintanasse, non si lasciava nemmeno vedere. Quando era ora di cibo, la sera, sapevo che c’era perché sentivo le fusa provenire da sotto gli scaffali, ma non avevo mai la possibilità di ammirarla. La prima volta che il musino è spuntato un poco è stata un’emozione!
Prima che Attilina diventasse a tutti gli effetti, membro della famiglia, viveva rintanata sotto aglli scaffali dello stanzio, ma, col tempo ha imparato a fidarsi un poco di me, pur non lasciandosi toccare. Spesso si piazzava sotto le finestre della cucina e stava lì a guardare i tre residenti con aria sconsolata, allora la invitavo a salire, ma entrava in casa un attimo, si guardava attorno poi filava via. Pian pianino sono riuscita a conquistarne la fiducia e alla fine dell’inverno potevo accarezzarla mentre mangiava, ma solo finché era dentro lo stanzino, perché all’esterno era inafferrabile. Ormai, però, ora di sterilizzarla, prima che ci scodellasse una nidiata di piccoli attilini, quindi, appena si è presentata l’occasione favorevole anche lei ha fatto il suo bravo viaggetto dal vet, dopodiché è entrata a far parte della famiglia a pieno titolo. Memeo e Tigre non hanno fatto storie, Tessi un pochino, ma senza troppa convinzione, anche perché quella piccola ruffiana stimolava il suo senso materno, così l’inserimento non è stato difficoltoso. Non ricordo affatto quando e perché le ho affibbiato il nome che porta, ricordo però uno dei suoi primi exploit domestici. In camera di mia figlia c'erano un sacco di cianfrusaglie, come in ogni camera di ragazza, e molte erano di vetro o comunque fragili. Per sicurezza, erano state tutte alloggiate nel ripiano più alto della libreria, fuori tiro, pensavamo, e in effetti non era mai successo nulla ... fino a quel momento! Quel che è realmente accaduto non lo ha visto nessuno, dato che eravamo a tavola, ma lo abbiamo dedotto esaminando le macerie: Attila che guarda in alto, vede qualcosa (una mosca?) e balza, altissima, sicura e precisa, ma ... non c'è spazio per atterrare! Allora annaspa e ripiomba giù, trascinando con sé tutti gli oggettini in vetro e in ceramica, qualche libro, fogli e penne e sparpagliando tutti i cocci in un'area equivalente all'intera stanza, con particolare attenzione al letto e ai vestiti posati sulla sedia! La chicca sta nel fatto che tra gli oggetti distrutti c'era anche un "termometro di Galileo", bello grosso pure! Hai presente quei cilindri di vetro ripieni di un liquido trasparente nel quale sono immerse altre sferette a loro volta piene di altri liquidi e che galleggiando o sprofondando segnano la temperatura? Ecco, uno di quei cosi. Peccato che il liquido trasparente non sia acqua, bensì un qualcosa di oleoso e puzzolente come petrolio (forse lo è), e se asciugare un liquido o raccogliere dei cocci sono operazioni tutto sommato facili, quando le due cose si mischiano diventa assai problematico! Aggiungi il fatto che il coso si è rotto non per terra, ma cozzando contro uno dei ripiani della libreria, quindi ancora in fase di caduta, e puoi immaginare fin dove è arrivato il fetentissimo liquido! Quello è stato il biglietto da visita della piccola. Ora è un po’ più calma, ma se c'è l'opportunità di combinare un disastro, si può star certi che lei è nei paraggi! Adora giocare con le piume che mia mamma raccoglie quando i piccioni vanno a mangiare da lei e le semina per tutta casa, tendendo agguati sia alle piume sia alle caviglie altrui; ogni cosa che si muove è un pretesto per corse sfrenate, codona e schiena arcuata; chiacchierona inguaribile, basta concederle un attimo di attenzione e parte col racconto di tutte le sue vite passate, presenti e future. Però quando fa la coccolona, con fusa sonore e zampette che impastano, è irresistibile. Per molti versi è rimasta cucciola, sia nell’aspetto che nel comportamento. Nonostante abbia ormai quattro anni, il suo musetto, l’espressione e il modo di agire sono quelli di quando aveva pochi mesi. È cresciuta, e molto, dal collo in giù, e l’unico modo per spiegare come è fatta è dire che assomiglia a un Barbapapà: sei chili di cucciola cicciona!
Storia di Patt, concessa da Gatti, fatti e misfatti

 

Meme I

Badalamenti è stato il mio primo gatto personale (mi hanno raccontato che, quando sono nata, a poche ore dalla nascita, si è insediato in fondo alla culla. Meme era bianco con qualche chiazza grigia, era figlio della gatta di mia zia Mary. Mia nonna lo aveva chiamato Badalamenti perché era un vero bandito, però con me era dolcissimo e passava ore a giocare: arrivavo all’impudenza di mettergli i vestiti delle bambole e di dargli il biberon o di scarrozzarlo su un vecchio passeggino o dentro ad un cestino. A lui andava tutto bene e faceva le fusa ed in premio riceveva succulenti bocconcini dai miei famigliari. Lo chiamavo Meme perché il suo vero nome era per me troppo complesso. Meme era un ladro tremendo, ma essendo di indole tanto buona, tutti fingevano di non vedere le sue marachelle. Un giorno (avrò avuto 4 o 5 anni) l’ho chiuso in dispensa dicendogli “tho! Fatla bonna!” e lui mi ha presa in parola! Quando qualcuno l’ha trovato ho spiegato che volevo premiarlo. Da allora la frase fatidica è diventata proverbiale in casa. Meme è stato un gatto molto longevo e mi ha accompagnata fino all’ultimo anno di liceo.
Non è vero che tutti i gatti sono cacciatori, come non è vero che è il gatto affamato quello che va a caccia. In effetti, i migliori cacciatori sono quelli che si divertono a cacciare un topo, una lucertola, ma anche una pallina , un tappo, una farfalla, un pezzo di corda... Badalamenti, (Meme primo l), aveva il terrore dei topi, un giorno, un vicino di casa, liberò in cortile, in sua presenza, un topo che aveva catturato in cantina, pensando di offrirgli uno svago. Meme girava circospetto intorno alla trappola, mantenendosi a distanza di sicurezza. Come l’usciolo si aprì ed il topo si slanciò in fuga, incredulo dell’inaspettata fortuna, Meme schizzò in direzione opposta e, con un miagolio disperato, si arrampicò sui rami più alti del vicino albicocco. Mio nonno consigliò di lasciarlo tranquillo, in attesa che, passata la paura, scendesse (ne era perfettamente in grado, dato che passava interi pomeriggi a sonnecchiare tra le fronde!). La sera, Meme non era ancora sceso, ma, dato che si era in piena estate, ci limitammo ad appoggiargli il piattino con la pappa alla divaricazione dei rami, pensando che sarebbe sceso durante la notte. La mattina seguente, il piattino era vuoto, ma Meme era ancora sulla pianta ed osservava preoccupato il cortile. Nel pomeriggio, qualcuno prese una scala e lo recuperò. Come mise piede a terra, Meme si rifugiò in casa e, per parecchio tempo, non mise più piede in quella giungla selvaggia che era il cortile!
Storia di Paola F., concessa da Gatti, fatti e misfatti

 

Meme II

Meme ll l’ho trovato più di vent’anni fa a Ferrara. Mentre mio marito partecipava ad un congresso, ero andata a vedere una mostra del mio pittore preferito, Dalì al palazzo dei diamanti, e nel cortile c’era un micino miagolante. L’ho messo nella borsa (le uso sempre molto capienti) e abbiamo visto la mostra insieme, poi, all’uscita un gentile custode mi ha dato una scatola in cui metterlo per portarlo a casa e, alla prima salumeria, mi sono rifornita di prosciutto per rifocillarlo. Meme aveva una particolarità: era un gatto molto paterno e si sentiva responsabile dei cuccioli di casa, a volte usciva a caccia e tornava offrendo loro quella che, evidentemente, riteneva una prelibatezza, il fegato dei topi o degli uccelli (qui abbondano corvi e taccole che cacciava nonostante le loro dimensioni) che catturava. Una volta il mio vicino aveva fatto portare del letame di cavallo per il suo orto, che era uno dei terreni di caccia preferiti del mio gatto, e Meme si è appostato proprio sul suddetto mucchio: quando è rientrato non era possibile stargli vicino e lui, che invece, era molto affettuoso, si ostinava a venire in braccio e a strofinarsi ovunque. Dopo ripetuti, inutili lavaggi, ho dovuto portarlo dal veterinario che,con uno shampoo particolare, è riuscito ad eliminare il tremendo fetore!
Ai tempi di Meme ll, nell’ingresso c’era un bell’orologio a cucù, appeso piuttosto in alto, in modo che i gatti non potessero appendersi ai contrappesi. Erano, naturalmente tutti affascinati dall’uccellino che si sporgeva dalla finestrella ma, data la posizione strategica, mai avrei pensato che potesse essere …. cacciato. Meme, allora, era un giovane gatto curioso che esplorava il mondo, con uno spiccato istinto per la caccia ed una notevole agilità. Meme passava ore appostato a studiare le “abitudini” della sua “preda” che ora si affacciava per un brevissimo istante, ora ripeteva le sue apparizioni in una serie consecutiva di comparse, per poi fare una serie di sporadiche brevissime apparizioni…, mentre non pareva particolarmente interessato, come altri, al movimento dei pesi fissati alle catenelle. In casa lo deridevamo e stavamo tranquilli, pensando che mai sarebbe riuscito a raggiungere l’uccellino di legno. Meme, intanto, aveva cambiato posto di osservazione: si appostava sul piccolo quadrato di legno, nel punto dove, al pianerottolo, i parapetti delle due rampe di scale si congiungono e, di lì, lanciava il suo grido di caccia:- ikk-ikkk-ikkkk!-, fichè una sera, allo scoccar delle undici, deve aver pensato che la situazione era propizia e si slanciò, riuscendo ad agguantare l’agognata preda, ma il suo peso staccò l’orologio dal muro ed insieme precipitarono a terra in una confusione di rottami, dalla quale il delinquente emerse trionfante con in bocca l’uccellino!
Storia di Paola F., concessa da Gatti, fatti e misfatti

 

Agostina

Agostina è una micia estremamente fortunata. La vigilia di Ferragosto del 2000, Antonio, Niccolò ed alcuni altri amici di mio figlio andarono in pizzeria, al ritorno, scorsero, in mezzo alla strada un gatto travolto da un’auto. Mentre gli altri restavano a far da scudo, per evitare che fosse investito di nuovo, uno tornò al locale e si fece dare una scatola, poi, con tutte le precauzioni, Antonio la fece scivolare sul fondo della contenitore e la caricò sul motorino. Nel frattempo, mi avevano telefonato ed io avevo avvertito i veterinari. Fu un viaggio avventuroso, cercando di trasportare la bestiola il più velocemente possibile e con il minimo di scrolloni. Ad un certo punto, il motorino di Antonio rimase senza benzina e gli amici dovettero rimorchiare lui ed il suo delicato fardello fino al più vicino distributore. Quando finalmente i ragazzi giunsero all’ambulatorio, sembrava che non ci fossero più speranze: la micina aveva sbattuto la testa, aveva varie fratture e lesioni interne. Fu ricoverata e la veterinaria disse ai ragazzi di tornare a casa, perché l’intervento, se la micina ce l’avesse fatta, sarebbe stato lungo, avrebbe detto qualche cosa a me più tardi. Naturalmente, i ragazzi vennero tutti a casa mia ed insieme aspettammo la fine dell’intervento. Verso le tre, i veterinari chiamarono per dire che l’intervento era riuscito, ma che si riservavano la prognosi. Il giorno seguente, andammo tutti a trovare la micina e decidemmo di chiamarla Agostina, dato che era stata salvata a Ferragosto. La sorte di Agostina rimase incerta per parecchi giorni, poi, un mattino, la veterinaria mi telefonò dicendo che avevano sciolto la prognosi: un occhio sarebbe rimasto cieco, e da una parte i denti mancavano, una zampa sarebbe rimasta sciancata, ma la micia sarebbe sopravvissuta. Dopo altri dieci giorni di ricovero, appena la micia fu in grado di nutrirsi da sola, l’andammo a prendere. Agostina ebbe una ripresa incredibile, appena fu in grado di muoversi agevolmente, esplorò la casa, poi si stanziò, saggiamente, in cucina, che è diventata il suo regno. Ancora oggi, i suoi salvatori ed i veterinari, stupiti dalle sue capacità di recupero, non mancano di venirla a salutare e di farle gli auguri a Ferragosto!
Storia di Paola F., concessa da Gatti, fatti e misfatti

 

Lucia

Mio padre faceva i turni e quando, la mattina, finiva il turno della notte, aveva l'abitudine di telefonare per fare da sveglia. Una mattina, però, la sua telefonata ha creato uno scompiglio niente male! Infatti ha annunciato una visita:
"Preparatevi, perché vengo a casa con la mia amica LUCIA...e guardate che ha la pelliccia!"
Povero papà, lui era in buona fede e non pensava di aver detto niente di strano, ma mia madre ha interpretato il messaggio a modo suo ed è letteralmente sbandata!
"Ma è matto? Alla mattina, alle otto mi porta a casa delle persone? Questa poi se ha la pelliccia, chi sarà mai?" Conclusione, si è vestita bene, in un batter d'occhio a riassettato la casa, ha preparato il caffè... e, quando il campanello è suonato, è andata alla porta con fare da signora ......HA...HA...... immaginatevi la sua espressione quando ha aperto! Si è ritrovata mio padre con il mano il suo elmetto e cosa c'era dentro? Una piccola micina, tanto dolce e carina, appunto LUCIA!
Mia madre è rimasta letteralmente con la bocca aperta, ma la vista di quella micetta l'ha subito rianimata e sciolta. Non finiva più di accarezzarla e coccolarla, poi le ha dato il latte.....ecc....
Mio padre era un classico "GATTARO", nello stabilimento dove lavorava, era addetto alle caldaie, pertant,o un posto bello caldo, adatto ad una colonia di gatti randagi. Ogni giorno prima di andare al lavoro cuoceva "PERSONALMENTE" un pastone con riso, fegatini di pollo, polmone ed altri avanzi di carne che gli dava il suo amico macellaio... e andava al lavoro con un "secchio" pieno di queste leccornie. A quei tempi non si usavano le scatolette e neppure la sterilizzazione, perciò spesso era circondato da micetti, ma non li toccava mai per lasciarli selvatici... per lui era una garanzia che sarebbero rimasti liberi e fuori dai pericoli.
Però, Lucia era diversa. Senza che lui avesse fatto nulla per incoraggiarla, una sera , mentre lui era seduto vicino alla caldaia, lei gli era saltata in braccio , si era raggomitolata e era rimasta lì. Quando mio padre aveva dovuto alzarsi, l'aveva messa nel suo elmo, che era foderato in feltro, pertanto morbido e caldo. Nei giorni successivi, Lucia si era accomodata direttamente nell'elmo. Era impossibile non farle le coccole, sembrava una piccola ciambella, ed appena sentiva la mano di mio padre, azionava il motorino...... non era una micia da lasciare in fabbrica! Così è arrivata a casa nostra … l’ospite con la pelliccia!
Appena mia madre l'ha lasciata andare, lei si è comportata come se vivesse da noi da sempre. Non ha avuto per niente timore di qualcosa e si è subito diretta al divano e messa comoda su una coperta che usava mio padre per i pisolini....evidentemente sentiva il suo odore e si sentiva al sicuro. Nonostante il cibo più regolare e più nutriente, è rimasta una micetta esile e delicata, ma tanto carina. Non ha mai avuto lo stimolo di uscire di casa, guardava il prato del giardino dalla finestra e dal balcone, ma era contenta così. I micioni, nel periodo degli amori, si concentravano sotto al balcone e facevano le loro serenate sempre guardando in alto, ma lei non li ha mai degnati di particolari attenzioni, così non ha mai avuto dei micetti suoi, però sentiva l'istinto materno, infatti, quando la cagnetta della nostra vicina , sua amica, ha avuto i cuccioli, lei andava a cocolarli.... anche se erano più grandi di lei.....
La vasca da bagno era la sua nemica, pertanto, quando qualcuno faceva il bagno, lei si sedeva sul bordo della vasca e miagolava fino a quando uno usciva.... perché? Beh! quando era appena arrivata non conosceva la "schiuma da bagno", ......così un giorno, mentre la vasca si riempiva di acqua e la schiuma aumentava, lei ha incominciato a tastare la schiuma, ma poi, convinta che si trattasse di un fondo solido, ha pensato di poterci fare una passeggiata.... poverina! E' scomparsa nella schiuma ed affondata...... l'acqua non era ancora alta, così è riuscita con un balzo ad uscire...... sembrava un'acciuga con tutto quel pelo appiccicato! Comunque, per lei deve essere stata un'esperienza traumatizzante, perché capivi che miagolava proprio perché era preoccupata... .e quando la vasca poi si svuotava, lei annusava tutto il fondo, guardava nel buco dello scarico, come se volesse controllare dove era andata a finire quella brutta.
Il lavandino invece era sua amico. In estate era sempre bello fresco ed in inverno, dopo che era stata usata l'acqua calda, era bello caldo, così lei ci passava molto tempo. In assenza del lavandino caldo, andava bene anche il contenitore dei gomitoli di lana, che in casa mia non sono mai mancati!
Storia di Barbara (Saetta), concessa da Gatti, fatti e misfatti

 

Micio mao

Una sera del lontano 21.6.1985, come al solito eravamo in campeggio, volevo mettere a letto i miei figli....come al solito verso le 9....ma quella sera ci sarebbe stato un cambio di programma che avrebbe influenzato i nostri prossimi 18 anni!
Nel silenzio della sera...in lontananza si sentiva in miagolio disperato....ma di micetto... .è stata una molla...di dormire neanche a pensarlo...."Mamma, mamma, vai a vedere, non senti come piange???" E così ho preso una pila e sono uscita dalla veranda. Il miagolio veniva dalla veranda di un vicino che era appena arrivato e stava scaricando i bagagli! Al suo arrivo una gatta selvatica , che aveva appena partorito nella sua veranda, si è data alla fuga...portando via (in viaggi successivi) 3 dei suoi 4 micetti ! Ne era rimasto uno...ma la gatta non era più tornata! Ho consigliato di non toccarlo e di allontanarsi...magari la madre nel silenzio sarebbe venuta a prenderselo. Ma NIENTE, dopo un paio d'ore di attesa il ricetto era ancora lì tutto solo che continuava a piangere! Cosa dovevo fare? Anche i miei figli (allora di 6 e 4 anni) si erano messi a piangere..per loro era cattiva....così ho messo fine a quei piagnistei! Ho preso il ricetto, l'ho messo in una copertina per farlo stare al caldo e l'ho coccolato. Ma il poverino aveva fame, così ho bagnato la punto di un fazzoletto nel latte e gliel'ho messo in bocca...ha funzionato! Ho ripetuto l'operazione un paio di volte...ed il ricetto si è tranquillizzato , l'ho messo nel cestino delle merende per l'asilo dei miei figli, ho chiuso il coperchio (lui era sempre avvolto nella copertina) ed ha dormito fino alla mattina dopo, lasciando dormire finalmente anche noi!
Alla mattina, verso le 8....che disastro! Il micetto di botto ha ricominciato a strillare, ho aperto il cestino....che schifo....tutto scagazzato ....di colore giallino..e molliccio.. .behh...."Oh, povero Micio Mao!" ho esclamato, e così quello è rimasto il suo nome! Ho dovuto lavarlo, metterlo in un asciugamanino pulito e ridargli un po' di latte.....Nel frattempo mia figlia era andato allo spaccio del campeggio ed aveva comperato una di quelle bottigliette (a biberon) piene di caramelline, che riempita di latte, ha funzionato a meraviglia! Dopo circa una settimana siamo passati all'omogenizzato....che carino! Per le seguenti 3 settimane si è comportato come un neonato. Ogni 3 ore (notte compresa) si svegliava e bisognava pulirlo e dargli la pappa! Poi un giorno come per incanto ha incominciato a leccarsi.....meno male! Così almeno l'operazione pulizia poteva farsela da solo!
Purtroppo i micetti crescono troppo in fretta.... Noi passavamo in campeggio i 3 mesi estivi , ed alla fine dell'estate Micio Mao era praticamente già GRANDE! Ma comunque sempre carina! Dormiva nelle posizioni più assurde e le orecchie dei malcapitati erano la sua preda preferita.Aveva conquistato tutti, anche perché si lasciava trastullare da tutti.
Dopo un inverno abbastanza tranquillo passato in città, in primavera Micio Mao ha sentito gli effetti del sole ed ha incominciato a voler esplorare il mondo. Noi abitiamo al primo piano e dal giardino un glicine sale fino alle nostre finestre, formando un ottimo percorso per evadere dalle 4 mura di casa. Però Micio Mao per almeno un mese si è limitata solo a passare da una finestra all'altra facendo varie acrobazie sui rami del glicine, ma non si era ancora avventurata verso il basso...... fino a quando è arrivato un "Micione" , rosso tigrato, che per un po' è rimasto sotto alle finestre facendo le sue serenate ad ogni ora del giorno e della notte e guardando sempre verso l'alto. Poi Micio Mao deve averlo in qualche modo incoraggiato, perchè il "ragazzo" ad un certo punto è diventato spavaldo ed ha incominicato a salire.
Ad ongi centimetro che guadagnava, cantava la sua serenata e Micio Mao gli rispondeva...che coretto! Poi Micio Mao ha stabilito che forse poteva anche scendere e così il loro primo incotnro è avvenuto a metà strada. Che acrobazie, più che due gatti sembravano due serpenti, ma non è successo nulla di travolgente.Al prossimo tentativo il "ragazzo" si è fatto più spavaldo e senza tante cerimonie si è presentato alla finestra, chiedendo la mano della sua "bella"!
Si sono guardati intensamente e poi lui è entrato ed ha preso possesso della sala. E' rimasto per tre giorni. Erano sempre arrotolati insieme, dormivano, giocavano...e deve essere successo il"fattaccio" perchè dopo 9 settimane.......
Ma andiamo con ordine. Il micione ad un certo punto ha salutato e se ne è andato! Micio Mao ha ripreso la sua vita normale, guardava dalla finestra, faceva acrobazie da una finestra all'altra, ma non è mai scesa! Intando la stagione avanzava ed il suo pancione pure, fino a quando all'inizio di giugno ci siamo trasferiti come al solito in campeggio. Micio Mao era alla fine della gravidanza ed evidentemente aveva paura di restare sola, perchè appena facevamo cenno di allontanmarci per andare in spiaggio o ai servizi , si piazzava all'entrata della veranda e piangeva a dirotto.....da spezzare il cuore....praticamente qualcuno doveva sempre restare con lei.
Poi finalmente è arrivato il momento!: naturalmente di notte! Le avevamo preparato una scatola, imbottita con una morbida coperta, ma naturalmente non era di suo gradimento, continuava a dormire sui miei piedi. E qualle notte alle prima contrazioni, poverina, ha fatto un salto e si è messa a miagolare....evidentemente nessune le aveva spiegato cosa stava succedendo. Ha continuato ad agitarsi, e saltare da destra a sinistra, poi si leccava, miagolava......e finalmente il primo micetto è uscito. Il tutto suo mio sacco a pelo sulle mie gambe. A questo punto l'ho presa e l'ho messa nella scatola, ma lei è ritornata sulle mia gambe! Dopo un'ora....tutto da capo .....sono usciti altri due mici...eravamo a 3, ma due erano morti, forse con tutto il saltare che aveva fatto ......I due micetti morti li ho eliminati e lei poverina si è dedicata al sopravissuto. Pensavamo che fosse finita lì, invece dopo un'altra ora, altri salti. Ho tolto il micetto, prima che lo schiacciasse, ma ad un certo punto si è proprio lasciata andare. Ha appoggiato la testa sulle mie mani e non si è più mossa. Mi guardava come se mi implorasse di aiutarla. A quel punto i miei figli , che con tutto quel trambusto si erano svegliati ed erano venuti a vedere cosa succedeva, si sono messi a piangere. Pensavano che stesse morendo. Poi abbianmo sentito un tenue miagolio......alzando la zampina di Micio Mao ci siamo accorti che c'era un micetto mezzo fuori e mezzo dentro. Il sacchetto che lo conteneva era rotto, pertanto lui aveva iniziato a miagolare.....cosa fare? Era talmente piccolo che avevo paura di romperlo, ma non potevo certo lasciarlo in quelle condizioni, così mi sono fatta coraggio, l'ho preso con la massima delicatezza ed ho incominicato a tirare.....avevo paura di ritrovarmi in mano solo una zampina.....ma per fortuna è andato tutto bene. E' uscito e Micio Mao si è subito ripresa ed ha incominicato a leccalo.....poi esausta si è messa a dormire con i suoi micetti, che abbiamo chiamato TOM e SILVESTRINA, un maschio ed una femmina.......che notte!
Storia concessa da Saetta

 

Cinese

Un giorno è arrivata! Tutta elegante, pur essendo per la maggior parte bianca, era pulitissima! Non sembrava una gatta selvatica, era troppo docile e raffinata!Al primo momento pensavamo che fosse di qualche campeggiatore, ma poi non si è più allontanata da noi, perciò abbiamo pensato che magari fosse stata abbandonata...... anche perchè nascondeva una sorpresa: IL PANCIONE!
Noi restavamo in campeggio per 3 mesi, perciò potevamo assicurarle l'assistenza medica, tecnica ed affettiva, poi però avrebbe dovuto cavarsela da sola! Quando è arrivato il momento, come di rito, ha incominicato a girare tutti gli angoli per trovare un posto adatto ai suoi piccoli. Noi avevamo già provveduto, infatti nel gabbiottino degli attrezzi avevamo preparato uno scatolone con l'imbottitura. Sotto al gabbiotto c'era un'apertura, pertanto poteva entrare ed uscire indisturbato ed i piccoli avrebbero avuto un rifugio tranquillo, sicuro, asciutto, ecc...glielo abbiamo fatto vedere, ma evidentemente a CINESE non andava bene.....infatti appena è iniziato il parto è entrata nella roulotte di mia madre, è saltata sul letto e si è messa comoda. Il primo micetto è uscito quasi subito, naturalmente le coperte di mia madre ci sono andate di mezzo! Visto che tra un micetto e l'altro passa sempre un po' di tempo, abbiamo preso madre e figlio e li abbiamo messi nello scatolone nel gabiottino. Pensavamo di aver risolto la cosa. Lì poteva stare indisturbata, ma Cinese aveva la capa tosta. Con il secondo micetto in uscita, ha preso il primo ed è tornata sul letto di mia madre. Cosa potevamo fare? Non potevamo certo spostarla di nuovo! Così l'abbiamo lasciata fare...ne sono usciti 5 !!!! 2 tigrati, 2 bianchi e neri (tipo gatto Silvestro) ed uno tutto nero. Evidentemente era una gatta già pratica, perchè ha fatto tutto da sola, contrariamente a Micio Mao che abbiamo dovuto aiutarla. Che brava! Per ricompensa le abbiamo portato lo scatolone nella roulotte, l'abbiamo messo sul divanetto ed abbiamo inserito tutta la famiglia. Questa volta è rimasta soddisfatta, perchè non si è più mossa.
Ma ora rimaneva il problema Micio Mao! La nostra gattina! Quando Cinese è arrivata, Micio Mao l'ha annusata e poi l'ha ignorata, ma ora cosa avrebbe fatto con i gattini? L'abbiamo scoperto subito, perchè al miagolio dei piccoli, Micio Mao è arrivata di corsa. E' entrata nella roulotte, è andata sul divanetto, si è appoggiata con lo zampe anteriori al bordo dello scatolone.........noi eravamo tutti pronti per intervenire........e si è bloccata. Cinese ha alzato la testa, si sono guardate negli occhi senza dire nulla, poi Micio Mao tranquilla, tranquilla è uscita. Praticamente le ha dato l'autorizzazione di occupare il suo territorio. Per tutta la stagione non è più entrata nella roulotte di mia madre e non ha neppure dato fastidio ai micetti, li guardava a distanza, ma non è mai intervenuta.
Come al solito i micetti sono cresciuti e la scatola era diventata troppo piccola, infatti uno alla volta con molti sforzi sono riusciti ad uscire ed a perlustrare tutta la roulotte. Erano comunque pericolosi, perchè quando avevano sonno, non rientravano mai di loro iniziativa nello scatolone, ma andavano a rintanarsi nei posti più assurdi, tipo nelle scarpe, sotto i cuscini....perciò bisognava stare sempre attenti per non schiacciarli.
La madre poi era attentissima, si sdraiava sullo scalino davanti alla porta della roulotte e così aveva tutta la situazione sotto controllo. Anche i micetti che avevano preso coraggio ed erano usciti, si ritrovavano poi la madre tra i piedi, così non potevano andare oltre.
Noi pensavamo che sarebbero diventati docili, ma ci sbagliavamo. Erano nati a casa nostra, ma la madre era selvatica e così li aveva indirizzati bene: non si lasciavano prendere, diventavano come delle bisce, e se per combinazione riuscivi ad agguantarne uno, strilllava come un forsennato, con il risultato che in un attimo arrivava la madre. Si bloccava davanti a te, ti guardava con uno sguardo che non prometteva niente di buono e così le programmate coccole al micetto andavano a farsi friggere...che peccato! L'unica cosa che potevamo fare era guardarli a distanza mentre giocavano......ma era bello ugualmente, praticamente ci potevi passare l'intera giornata!!!
Storia concessa da Saetta

 

Pippo

Da piccola abitavo in una classica casa di ringhiera, al quarto piano...una sera durante un temporale, è arrivato davanti alla porta un micione rosso, che pesava almeno 10 Kg. A quei tempi nella bella stagione ,le porte rimanevano sempre aperte, pertanto il micione si era fermato sullo zerbino, miagolava con voce bassa ed insistente ed aspettava. Non era possibile ignorarlo, perchè ad intervalli regolari ricominciava a miagolare. Noi avevamo appena cenato e non avevamo proprio nulla da dargli (senza frigorifero, non c'erano neppure riserve), avevamo mangiato la peperonata, così gli abbiamo dato il pane inzuppato in quella ! O era veramente affamato o era di suo gusto, perchè senza tante cerimonie, ha mangiato tutto....poi è entrato e si è messo a dormire ai piedi del mio letto! La mattina dopo si è piazzata dovanti alla porta e come un leone con un forte richiamo ha espresso il suo disappunto che la porta era chiusa....ed appena l'abbiamo aperta se ne è andato.
Pensavamo si trattasse di un episodio di passaggio, ma la sera dopo.....ecco di nuovo il miagolio.....il micione era di nuovo in appostamento! Questa volta gli abbiamo dato il formaggino "TIGRE"... e lui ha fatto festa!
La sera dopo mia madre aveva cucinato le sarde ed aveva lasciato da parte le teste con l'idea di darle al micione.... che illusa! Il micione è arrivato, mia madre tutta contenta gli ha dato le teste, ma sua MAESTA' si è messo a grattare per terra con disprezzo....non ha toccato nulla, si è seduto, ha fissato mia madre e si è messo a miagolare! Lei , poverina, è rimasta un po' perplessa! TUTTI I MICI MANGIANO LE TESTE DEI PESCI!
- Beh, bellezza se non vuoi il pesce ho solo il formaggino "TIGRE" ! E lui, quello voleva! Se l'è sbaffato tutto, poi ha fatto le fusa e si è arrotolato di nuovo sul mio letto!
E' diventato il nostro Filippo.
Le sue visite sono diventate sempre più frequenti, specialmente poi in inverso, quando arrivava conciato da gettare via e si metteva nelle vicinanze della stufa....ma è sempre rimasto uno spirito libero. Veniva ed andava a suo piacimento, ma la sua dieta si era fossilizzata ai formaggini Tigre, MANGIAVA SOLO QUELLI!
Poi ho saputo, che era un gatto conosciuto in tutta la zona ed andava a trovare le persone in base a quello che aveva voglia di mangiare! Da una vecchietta vecchio stampo milanese, mangiava il polmone crudo, da un'altra solo carne lessata , una famiglia mangiava spesso le sarde alla griglia e faceva puzzare tutto il vicinato, ma per Filippo era una goduria poter mangiare tutti gli scarti, le interiora crude (che schifo) ...e da noi il signorino aveva rifiutato le teste e veniva per il formaggio! Chiamali scemi.
Purtroppo ero molto piccola, perciò non ho molti ricordi. Quando penso a lui me lo ricordo quando arrivava insanguinato, con l'orecchio taglizzato, il muso incrostato......dopo aver fatto le sue lotte....mia madre che ogni volta che lo vedeva era disperata e non sapeva da che parte incominicare per rimetterlo in sesto......in quei tempi il veterinario non si sapeva neppure cosa era! Restava sul mio letto un paio di giorno, giusto il tempo di riprendersi e poi spariva di nuovo. Quando dormiva sul mio letto e faceva le fusa tremava il letto......era proprio un bel micione!
Storia concessa da Saetta

 

Rembrandt

Rembrandt, soprannominato Remby o Rembrolino, è un dolcissimo non-pointed ragdoll blue true bicolor proveniente da uno dei più importanti allevamenti olandesi, il Tajeschidolls.
Tutto è iniziato due anni fa quando mia sorella ha preso un ragdoll, fino a quel giorno credevo che esistessero solo ragdoll colorpoint,e invece no! al di fuori dell' Italia c'era un mondo(una mentalità) completamente diverso: colorpoint, solid, mink, sepia cose che qui da noi erano impossibili da immaginare, l'unico problema che mi ha fermato non era tanto perchè in Italia non era riconosciuto ma che dovevo prendere un aereo nonostante la mia paura di volare, poi quest'anno la svolta. Mia sorella è data in Olanda per 5 mesi per lavoro e serviva qualcuno che l'aiutasse a portare a casa un di cose...così è iniziata la mia ricerca del mio solid ragdoll tra gli allevamenti olandesi, che sono davvero tanti. Considerando che in Olanda il solid ragdoll è molto conosciuto ed è considerato alla pari del colorpoint, ho dovuto fare una scelta tra gli allevamenti di solid ragdoll; scartando fin dall'inizio chi allevava una seconda razza e specialmente birmani, alla fine ho trovato un buon allevamento dove praticamente i gatti comandano e che ancora un ti sfrattano, qui ho trovato baby, bellissimo carattere, dolcissimo ed extra molle, linea americana tradizionale con avi Raggedy Ann(a dimostrazione che il solid ragdoll è un ragdoll!), insomma alla fine la mia pazienza è stata premiata, e ben presto troverà una bella mogliettina!
Ha il tipico carattere del ragdoll (cosa che purtroppo non è sempre così), ore e ore di coccole e grattatine sulla pancia, stando attenta; perché non ho mai avuto un ragdoll tra le braccia così molle! (van prese le stesse precauzioni che si usano con i bimbi appena nati, mano sotto la testa altrimenti la testa comincia a ciondolare! È così talmente fiducioso che si abbandona subito tra le mani in un continuo ron ron di fusa).
E' un vero e proprio giullare, come ogni gattino non sta mai fermo, l'unica cosa che lo blocca è la macchina fotografica...è un vero divo del cinema, e come ogni bravo fotomodello sa che deve muovere la testa per fare uno scatto prima col profilo destro e poi col sinistro, in mezz'ora ho scattato più di cento foto!, è un vero attore, Lassie a confronto non era niente.
Il nome Rembrandt l’ho scelto perché volevo un nome di un esponente importante dell’arte e che fosse olandese, per un gatto perfetto come lui ci voleva il nome di un perfezionista, chi c’era di meglio in Olanda di Rembrandt van Rijn? inoltre quest'anno correvano i 400 anni dalla morte del grande maestro.
La prima volta che ho visto Remby in una foto inviatami dall'allevatrice mi sono detta che tenero, aveva uno sguardo dolcissimo da vero gentleman! Quando l'ho visto dal vero in allevamento è stato amore a prima vista, era sull'albero tiragraffi che dormiva insieme ai suoi fratelli ed altri micini. Essendo una cucciolata abbastanza grande non tutti erano grandi, e tra questi sfortunati c'erano Remby e altri due suoi fratellini. Remby non essendo molto grande ancor di più mi aveva intenerito, ma la ciliegina sulla torta era il fatto che ogni volta che gli parlavi o lo sfioravi lui cominciava a fare le fusa, cosa che non mi era mai successa prima d'ora. Oggi Remby è cambiato radicalmente, è cresciuto molto, a 7 mesi pesa già 4,3 Kg(nonostante sia sofistico e mangi solo quello che vuole lui, caso eccezionale perchè il ragdoll è goloso di tutto), gli si sta sviluppando un bel collare attorno al collo e ha tutte le premesse per diventare un bel micione come suo padre; più che mai è un gatto sprint forse un viziato ed egoista un vero e proprio boss, molto diverso rispetto all'originale Remby ingenuo e indifeso, sa quello che vuole e come ottenerlo, il suo motto? "quello che è mio è mio e quello che è tuo è mio" uomini e animali di casa siete avvisati!
Quando è arrivata Gilly si è offeso così tanto che non solo scappava per non farsi prendere in braccio, ma addirittura aveva smesso di mangiare tanto da dimagrire e di vederlo dimagrire a vista d'occhio. Dopo un mese che Gilly era a casa, Remby ha cominciato a non picchiarla o morderla più, ma ad essere totalmente indifferente nei miei confronti e un geloso quando toccavo, chiamavo o giocavo con Gilly. Adesso per fortuna Remby ha solo momenti di gelosia nei confronti di Gilly, ma almeno giocano assieme. Va fatta una precisione, Remby è morbosamente appiccicoso e geloso di chiunque tocchi o dorma sul mio letto, infatti alla sera quando vado a letto, il mio cane Boris come al solito mi precede e va per primo sul letto a dormire, allora Remby cosa fa? per prima cosa non dorme più sul suo cuscino accanto al mio letto e in secondo tempo usa tre modi per rubare il posto sul mio letto al cane: 1) aspetta che al cane vengano le vampate di caldo e scenda dal letto in modo autonomo 2) fa in modo che il cane scenda per venire a dormire lui sul mio letto tra le mie gambe 3) andare a dormire sul letto ancora prima del cane, perchè sa che se il letto è occupato dorme nel cestone per terra. Una vera "carogna", povero Boris, Remby si approfitta di te solo perchè sei buono e incapace di fare del male.
A lui piace molto andare in giro in macchina, addirittura quando l'ho portato a casa in aereo non ha battuto ciglio, è stato come avere un bagaglio in più e non un trasportino, ho persino pensato che fosse il gatto di John Travolta sempre in giro in aereo.
Che dire...grazie Ellen per questo peperino!
Storia di Tania, concessa da Solidragdolls

 

Maurizia

Maurizia ed io ci siamo conosciuti sette anni fa mentre ero a studiare in un'altra città. Dopo un po' che si aggirava intorno a casa mia e di altri studenti uno dei miei coinquilini decise di farla entrare anche in casa. All'inizio non ero d'accordo, non mi fidavo tanto dei felini, troppo indipendenti e allora pensavo poco amorevoli, inoltre Maurizia non era nostra e avevo paura che il padrone potesse prendersela. Mi ero opposto, ma poi un giorno comprai dei croccantini, glieli offrii e la feci entrare dalla porta anziché dalla finestra, lei si avvicinò e quando me la misi sulle gambe si accovacciò ed iniziò a fare le fusa!! Fu amore a prima vista, ci siamo piaciuti e scelti! Decisi di informarmi dai vicini su chi fosse il padrone della gatta. Ci accorgemmo che viveva da semirandagia e che davvero aveva bisogno di coccole e di affetto, di una casa e di persone che si occupassero quotidianamente di lei. Maurizia trascorreva giornate intere in casa da noi, ogni tanto ci chiedeva di uscire per tornare alla casa del vecchio padrone (la porta dell'appartamento era munita di gattaiola), ma anche di notte preferiva starsene sul mio letto e spesso direttamente sulla mia pancia. Il padrone di Maurizia non tornava tutti i giorni a dormire in quella casa e quindi capitava che per giorni non ci fosse nessuno. Per il cibo c'era un altro vicino che forniva i pasti. Quando ho fatto ritorno nella mia città, dopo aver saputo che l'ormai quasi ex-padrone di Maurizia si sarebbe trasferito, ma che non l'avrebbe portata con sé... ho deciso di portarla via io. Non sarei riuscito a sopportare di saperla più randagia di com'era quando l'abbiamo conosciuta. Tra l'altro il vicinato si era sempre dimostrato insensibile, escluso il signore che le dava da mangiare prima che avessimo iniziato ad occuparcene anche noi. Mi sono spaventato molte volte anch'io per improvvise secchiate d'acqua cadute dall'alto ed i vicini codardi facevano sempre in tempo a rinchiudersi nelle loro tane per non dover giustificare la loro cattiveria. Una volta uno di questi educati condomini ebbe anche la bella idea di usare una scopa per mandare via Maurizia, fu uno spettacolo da brividi. Chi dice che i gatti si affezionano solo al luogo dove vivono e non alle persone dice una delle più grandi stupidaggini che si possono affermare! Qua da me Izia (il suo soprannome) si è ambientata perfettamente ed ha stabilito un rapporto splendido con tutti i miei familiari, ha dimostrato di essere oltre che estremamente intelligente anche estremamente sensibile. E' stata con noi per sei anni e presumibilmente ne aveva 13 quando se ne è andata. Quello che mi fa arrabbiare è che sarebbe potuta vivere ancora qualche anno se il precedente padrone non l'avesse fatta sterilizzare solo parzialmente. In pratica le avevano solo legato le tube, non poteva procreare, ma ha continuato ad andare in calore nel tempo. Il veterinario ci disse che avrebbe potuto anche rioperarla, ma c'era il rischio comunque che ormai le ovaie fossero tutt'uno con i reni. Alla fine di settembre però siamo stati costretti a farla operare a causa di una febbre malefica che non passava con gli antibiotici. Il dottore è riuscito a togliere tutto, l'utero si era infettato ed era pieno di pus. All'interno c'erano ancora i punti della precedente sterilizzazione e questi corpi estranei sempre dentro potrebbero aver affaticato talmente tanto il midollo di Maurizia da farla andare incontro ad una specie di leucemia. Naturalmente è solo un'ipotesi, ma certo è che se l'operazione del primo veterinario commissionata dall'ex-padrone fosse stata fatta per bene a quest'ora Maurizia sarebbe ancora con me! Sapevo che prima o poi sarebbe successo, che il momento di separarci sarebbe arrivato, ma fra il dire e il fare c'è di mezzo davvero il mare e ho accusato il colpo! Mi manca la sua presenza, i suoi miagolii (ormai avevamo imparato a decodificarli sufficientemente bene) e i suoi complimenti. Aveva una certa età e tutte le sue abitudini, ma non ce le ha imposte, piuttosto insieme abbiamo imparato a convivere. Mi mancano le sue dormite in ogni scatola nuova che portavamo a casa. Non è facile abituarsi alla non presenza di una persona col pelo e quattro zampe. Spero che quello che è accaduto a Maurizia smetta di succedere. Tenere un animale significa fare tutto al meglio, nessuno è perfetto, ma procurare un dolore così grande ad una creatura innocente ... è da persone che non sono persone. Chissà come avrebbe reagito l'ex-padrone di Maurizia nel vederla dimagrire sempre di più fino a contare tutte le ossa, oppure non riuscire più a reggere la pipì e trovarsi a farla ovunque, per non parlare poi dell'ultima ora di vita. L'ultima notte di vita sembrava stare meglio, ma a metà nottata è venuta a chiamarmi, ha voluto che le stessi vicino. Gli animali si donano a noi senza riserve, ma ovviamente hanno bisogno delle nostre attenzioni. Trattarli con la superficialità dell'ex-padrone di Maurizia è terribile. Infine ho imparato così tanto ad amare i gatti che non posso farne a meno. Ho accettato di prendermi cura di una gattina abbandonata in un cespuglio con i fratellini. Si chiama Isotta e grazie alle cure di persone in gamba è guarita dalla congiuntivite e si è rimessa perfettamente. Maurizia avrà sempre il suo posto nei miei pensieri e nel mio cuore, ma Isotta ci ha già conquistati tutti!!
Storia di Emanuele Bresci, concessa da Gasteropoda

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