Pappagalli
PRIMA DI
GHANA E TOGO / TOGO E GHANA / PORTOBELLO / PIPPO / UNCA E NAPO
Prima di Ghana e Togo
Era il 13 giugno 2003 quando mi
decisi dopo tantissimo tempo di comprare due adorabilissimi pappagallini
ondulati, meglio conosciuti come cocorita. Né comprai una coppia: maschio e femmina, che chiamai Napoleone e Josephine. Anche se nati in cattività, questi uccellini
hanno pur sempre paura dell’uomo. Tuttavia è possibile abituarli alla nostra
presenza e provai. All’inizio mi limitai a mettere la mano dentro la gabbia e
muoverla. Dopo che si furono abituati alla mia mano tentati di accarezzarli,
anche se inutilmente. Allora decisi di mettere nella mano un
po’ di cibo e Napoleone fu il primo a farsi tentare. Josephine
invece mordeva e faceva molto male, ma in seguito riuscì a convincerla di farla
salire sulla mia mano.
Anche se Josephine mi era stata venduta come femmina,
io ho sempre dubitato del suo sesso. Questo perché anche Josephine
aveva il colore della narice tendente all’azzurro, caratteristica del cocorita maschio. A febbraio 2004 abbiamo comprato il
nido ma non vi entrarono neanche.Era
la fine d’agosto quando mi decisi di trovare in internet un esperto del campo e
lo trovai nella persona di Francesco Chieppa, al
quale spedì una foto dei miei pappagallini e mi confermò senza ombra di dubbio
che Josephine era un maschio. A questo punto né
volevo regalare uno e comprare una femmina, ma non sapevo proprio a chi
rivolgermi, fino a quando non trovai Napoleone morto, sicuramente ammazzato da Josephine, il quale altrettanto sicuramente gli aveva fatto
delle advance non corrisposte.
Josephine però non poteva mantenere quel
nome e lo ribattezzai Tolomeo (il pappagallino a destra). A metà settembre
trovai pure una femmina che chiamai Cleopatra (la pappagallina
a sinistra). Volli abituare anche Cleopatra ad essere accarezzata e ci riuscì
quasi subito. A novembre con la mia famiglia partì in Perù, paese del quale sono
originario. Al ritorno Tolomeo era morto.
A dicembre comprai un altro maschio che chiamai Don Jose de San Martin. Con
quest’ultimo i rapporti sono più difficili, infatti
non posso neanche avvicinarmi con la mano che inizia a volare per la gabbia.
Arriviamo così tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2005. E’ attorno in
questo periodo che succede una cosa strana: io lavoravo, di conseguenza questa
cosa mi è stata raccontata da mia mamma: subito dopo
aver finito di pranzare, esce al terrazzo, dove stavano i miei pappagallini, ma
trova il nido con il coperchio aperto e non c’era più Cleopatra. Non sappiamo
cosa sia successo e non sappiamo più niente di Cleopatra. Io penso che stia
bene, se avesse avuto fame e comunque voleva ritornare, il suo istinto l’avrebbe
riportata indietro, certamente non sarebbe stato facile catturarla.
Don Jose de San Martin rimase solo
sino al 13 marzo 2005 quando comprai in un negozio, aperto da poco, una pappagallina che solo il 26 novembre 2006 battezai Ghana. A marzo misi poi il nido, che tolgo ogni
volta che finisce l’estate. Purtroppo il nido faceva paura anche a loro due.
Come l’anno prima aggiunsi al cibo uno speciale pastoncino
adatto per la stagione degli amori, ma non successe niente. Allora inizia a
dubitare che Don Jose fosse maschio perché attorno il
colore della narice non era blu, tipico dei maschi. Lessi da qualche parte che
alcune varietà, compresa quella albina, non presenta tale carattersitica,
ma il dubbio rimase.
Tuttavia nella primavera seguente, quella del 2006, quando ho sistemato
nuovamente il nido, non è successo niente, anche se i due, soprattutto Ghana,
hanno iniziato a entrarvi.
Sono poi riuscito a non far spaventare Ghana della mia presenza e quindi a
toccarla, anche se lei subito appoggia una sua zampina sul mio dito, come se
volesse fermarmi e devo aspettare un po’ prima che salga. Dopo che è salita
inizia a mordermi, anche se fa attenzione a non farmi male. Così ho iniziato pure
a fargli tanti piccoli dispetti, come per esempio farla salire sulla mia mano e
poi trattenerle le zampine.
Un giorno chattando con un altra proprietaria di
pappagallini ondulati, e non solo, dovetti accettare il fatto che per ben due
anni tenni non una coppia di cocorita ma due femmine. Pensai quindi di
sistemare una delle due, ma fui rassicurato del fatto che se avessi nel
frattempo comprato già un maschio, non ci sarebbero stati problemi. Il 24
dicembre 2007 comprai quindi un cocorita maschio che
chiamai Jack McQuack, nome del papero scozzese
protagonista di cartoni animati e fumetti. Purtroppo già il 28 dello stesso
mese morì.
Il 12 gennaio 2008 presi il coraggio di tornare di nuovo nel negozio dove
comprai Don Josè de San Martin per spiegargli che quello che mi era stata
venduta come cocorita maschio era una cocorita
femmina. Scambiammo, senza nessuna difficoltà, la mia cocorita femmina con un cocorita mschio, nel colore
molto simile a Ghana, che chiamai Togo.
Storia di Lorenzo Santiago Policarpo
Togo e Ghana
Il 13 marzo 2005 decisi di andare
a comprare una pappagallina in un negozio di animali
aperto da qualche mese, che solo il 26 novembre 2006 gli diedi il nome di
Ghana. La comprai come compagna a un altra pappagallina che mi era stata venduta come maschio (la pappagallina bianca presente in una foto nel precedente
paragrafo), ma cha già dopo poco tempo dubitai sul suo sesso. Tuttavia non
tornai al negozio per esporre i miei dubbi, anche se il mio desiderio era
quello di vederli riprodurre. Un giorno, in chat, mi incontrai con una
proprietaria di cocorita, che parlando dei miei anche lei stabilì che si
trattassero di due femmine. Nonostante ciò non tornai al negozio, magari per
cambiarne una con un maschio. Il 27 dicembre 2007 andai nel negozio dove avevo
comprato Ghana, tra l'altro più vicino rispetto a casa mia e comprai un
maschio, rassicurato del fatto che non ci sarebbero stati problemi, che chiamai
Jack McQuack, nome del papero scozzese protagonista
di cartoni animati e fumetti. Già il 28 dello stesso mese morì.
Anche se il mio pappagallino era morto da pochi giorni ero interessato a
comprarne un altro, nel frattempo però vollì provare
a cedere una femmina. Non riuscendoci, dopo quasi tre anni, il 12 gennaio 2008,
decisi di tornare al negozio dove avevo comprato la pappagallina
bianca per esporre i miei dubbi e senza tanti problemi la scambiai con un
maschio: Togo.
Inaspetattamente già il 20 gennaio la femmina depose
il primo uovo, in totale risultarono 8 uova deposte in un intervello di due giorni.
Così con alcuni dubbi, arrivò il 13 febbraio, che vide la nascita del primo
pulcino. Nacquero 5 pulcini a intervallo di due giorni. A circa a un mese della
nascita, uno ad uno, cominciarono ad uscire dal nido. Nonostantente
cominciarono a pulirsi e magiare da soli la femmina ricominciò a passare molto
ore dentro il nido. Il 30 marzo aveva già deposto il primo
uova della seconda nidiata. In totale depose sette uova.
Intanto il 10 aprile diedi via i due pulcini più giovani, che allora avevano
appena un mese e mezzo di vita, alla mamma di Tiziano, col quale in passato
avevamo lavorato insieme in un ristorante, mentre il 16 aprile diedi il terzo
nato a una signora che vive nello stesso palazzo dove vivo e che chiamò Papito.
Invece delle sette uova solo due si schiusero,
rispettivamente il 18 aprile e il 24 aprile.
Storia di Lorenzo Santiago Policarpo
Portobello
Caracas, 27/05/2006 - Portobello o Porto, è una lorita guara di tre anni. E' nata in catività,
ma non è mai stata in una gabbia: vive a Caracas, in un appartamento adattato
alle sue esigenze. Il luogo preferito dell'appartamento è il terrazzino con
piante, un albrello e tanti giochi per non annoiarsi
mai. Parla, ma non ha appreso molte parole, perchè
non è mai stata forzata ad imparare. Fischietta la marcia militare e adora la
canzone "Mamma", nell'interpretazione di Pavarotti. Distingue e
chiama "Porto" la sua amica e "Lorito"
il suo amico, i proprietari dell'appartamento in cui vive.
Come tutti i pappagalli, è curiosissima. Una volta le è stato dato un laccio ed
ha cominciato ad intrecciarlo e fare dei nodi. Si scoprirono, così, le sue
qualità artistiche. Datele una cordicella, un laccio e lo trasforma in una opera d'arte, utilizzando becco e zampe.
Superfluo dire che è un amico di grande compagnia. Non ama molto gli estranei;
si spaventa facilmente, però se qualcuno vuole conoscerlo alla fine è
disponibile.
Storia concessa da La patria grande
Pippo
Mia nonna aveva un pappagallino, del tipo ondulato! Era un vero fenomeno! Come
si usa in Germania, non era chiuso in gabbia, ma volava libero in casa. Con
questo sistema diventano docili, si fanno prendere ed imparano anche a parlare....certo, con molta pazienza! Perciò ne ho voluto uno
anch'io!
Bene, ora torniamo a Pippo! Il nome era giuisto per
continuare la dinastia dei mici Filippo i°,
II° e Pippo! Inoltre è facile d ripetere! Sono solo 2
sillabe. Per la prima settimana Pippo è rimasto chiuso in gabbia, perchè doveva ambientarsi e sentirsi comunque al sicuro e
protetto da quelle sbarre. Poi ho deciso che era tempo che si facesse un
giretto. Così ho aperto una porta della gabbietta ed ho messo un cucchiaio di
legno da cucina per impedire che si richiudesse........ poi ho aspettato. Non
dovevo sforzarlo, doveva capire da solo......
Pippo è rimasto per un po' fermo sul suo legnetto nella
gabbia, poi si è messo a starnazzare tutto agitato con il suo compagno di gioco
finto, sembrava che gli chiedesse: "Vedi anche tu quello che vedo io?
Mi sembra aperto quella porta, tu che ne dici? Andiamo a vedere?" Poi è
saltato sull'altro bastoncino più vicino alla porta e si rivolgeva sempre
all'amico:"Dai , vieni, che vediamo!" Ma
l'amico non si muoveva e così Pippo è tornato vicino a lui , lo picchiettava
con il becco...ma quello niente! Così si è rassegnato! Ha continuato a
comportarsi normalmente, come se non fosse successo nulla, ignorando
completamente la porta aperta.
Dopo - 2 mesi -è successo il mircolo! Mentre
guardavamo la TV ad un tratto Pippo è uscito e si è messo sul cucchiaio di
legno. Si è guardato intorno tutto soddisfatto e poi è
tornato vicino al suo amico, per raccontargli tutto!
(l'uccellino azzurro è il suo amico finto, Pippo è
quello verde) Nel frattempo per invogliarlo e per fargli capire che non volevamo
fargli del male, spesso lo chiamavo con voce rassicurante: "Pippo, Pippo,
ciao Pippo!" Se in quel momento stava raccontando le sue vicessitudini all'amico, si interrompeva e mi guardava. Poi
abbassava ed alzava la testolina, sfregava il becco contro il legnetto e mi
guardava di nuovo. Brontolava qualcosa tra sè e sè, perchè si udiva qualcosa e si
vedeva la linguetta che si muovea nel becco
semiaperto! Sembrava facesse le prove! Dopo altri mesi un giorno finalmente
invece di sentire il solito brontolio, ho sentito chiaramente:PIPPO!
Quando l'ho sentito mi sono agitata molto dalla conmtentezza, perciò mi sono avvicinata a lui e con voce
squillante gli ho detto: "Bravo Pippo, bravo!" Poverino, non era
abituato alla voce alta e così si è subito rifugiato dal suo amico e per tutta
la sera gli ha raccontato: pi.pi-pi---pIp-po---pi-pi-pi-pi pippo!
Una volta partito e capito il funzionamento, imparare altre parole è stato più
facile. La parola "CIAO" gli ha procurato molte difficoltà , infatti è riuscitop a dirla
dopo molto tempo, ma la parola "BRAVO" è seguita quasi subito. Era
interessante seguire i progressi. Colpiva il suo amico e diceva: "br-br-Pippo, pi-pi-pi br-br---br - bra
-bra----- br--....e
finalmente BRAVO PIPPO!!!!
Col tempo e con molta pazienza ha imparato a dire molte cose: - Vieni qui!; - Come sei bello!; - Come sei bravo!; - Io sono il più
bello!; - Chi è il più bello!; - Cattivo, cattivo!; - Sei un birbante!; - Che
schifo!; - Che buono!
Non sembra vero, ma ho sempre avuto la sensazione che dicesse determinate frasi
a "senso logico!"
Per esempio se faceva qualcosa che non doveva fare, LO SCRIDAVO CON VOCE ALTA,
e dicevo: "cattivo, sei un birbante!" Forse
capiva dal tono di voce che era un rimprovero, comunque quando poi IO LO FACEVO
ARRABBIARE, tipo mettergli sul piatto la senape invece che un pezzetto di
mela....dopo averla assaggiata, volava via e ad alta voce continuava a dire:
"Cattivo, cattivo, birbante, cattivo!!!!" Quando lo salutavo alla
mattino e gli facevo lecoccole, lui veniva sul dito ,
poi mi beccavva delicatamente la guanciam,
l'orecchio e sempre abbassando ed alzando la testolina, diceva quansi sommessamente : "Ciao, come sei bravo, io sono
il più bello...."
Aveva imparato anche ad imitare un fischio del merlo che cantava sempre sulla punta
dell'albero dvanti alle nostre finestre!
Pippo faceva progressi in tutti i campi. Il suo territorio era il tavolino dove
si trovava la sua gabbietta e piano piano l'ha
ispezionato tutto. Correva da tutte le parti ed al minimo rumore si rifugiava
subito nella gabbietta. Quello era il suo rifugio e quando era lì , non bisognava disturbarlo e neppure cercare di prenderlo,
altrimenti si sarebbe sentito perso, ma quando era fuori era troppo
irresistibile...veniva voglia di prenderlo e stringerlo...
Ho incominciato offrendogli le arachidi sbucciate. Ia letenevo tra le dita e
lui piano piano si avvicinava e beccava. Ma dovevo
restare immobile, altrimenti se ne andava subito. Poi è diventato intrapprendente, veniva sulla mano, così mentre beccava
quello che gli offrivo, specialmente le mele, gli accarezzavo le zampette!
Mamma mia, come erano piccole, morbide, dopo un po' gli dava fastidio e così
alzava la zampetta....gli accarezzavo l'altra e lui
come risultato saliva sul dito........così un giorno HO PROVATO! Una mano
faceva da scodella con il pezzo di mela e lui era sul dito dell'altra mano....le ho alzate entrambe piano piano
fino ad arrivare all'altezza della mia bocca, così gli ho dato un bcetto sulla testolina! Si è girato di scatto, ma guardando
cosa stava succedendo, ma non è volato via come mi aspettavo. Ha incominciato a
parlare tutto di fila: "Bravo, Pippo, ciao Pippo, br..br..pi-pi, bello Pippo, brrr...bravo!!!!" Io ripetevo quello che diceva lui e
gli davo i bacetti anche sul becco! Cocì ha
incominciato a darmi piccoli colpi sulle labbra e sulla punto
del naso, come faceva con il suo amico...che carino!!!! Il tutto stando sul mio
dito. Ben presto ha perso ogni paura ed andava da tutti, da mio marito ed anche
da tutti gli ospiti.
Era molto goloso delle noccioline americane e quando non c'era nessuno che
gliele apriva...faceva da solo! Le prendeva con le
zampette si alzava in volo e lasciava cadere, a volte si aprivano ed era tutto
contento. Lo si capiva dalla frasette di
autocelebrazione che diceva mentre mangiava: "Bravo Pippo, bravo,
bravo!" I primi tentativi sono stati sulle poltrone, naturalmente senza
esito, poi è andato sulle tende e così ha avuto più fortuna.
Pur essendo così piccolo riesciva a catalizzare tutti
intorno a lui! Tutti volevano prenderlo, dargli i bacetti, e naturalmente
fargli fare dei giochetti e fargli anche dispettucci!
Il tavolo della sala diventava una palestra. Era divertente preparargli un
percorso, specialmetne con i rotoli di cartoni della
carta igienica. Regolarmente ci passava in mezzo e poi faceva la sua danza di
soddisfazione. Girava su sè stesso, alzava ed
abbassava la testa, con il becco semiaperto brontolava qualche parola... e poi
andava al prossimo gioco!
Era molto attratto anche dal giradisci. Infatti appena vedeva che il disco girava, lui ci altava sopra ed ogni volta che arrivava il braccio con la puntiva, faceva un saltello. Quando il disco si fermava,
brontolava: Cattivo, cattivo!
A Natale il suo campo giochi si è arricchito. Infatti
abbiamo aspettato che l'albero di Natale perdesse tutti gli aghi, poi abbiamo
tolto i rami più piccoli ed abbiamo arricchito gli altri con oggettini di ogni
genere. Quello che lo attirava di più era un piccolo specchio. Evidentemente
era più interessante vedersi rispecchiato, magari pensava ad un suo simile,
visto che contrariamente all'amico finto, questo si muoveva.....ci
passava delle ore ...a picchiettare ed a raccontare.... ogni tanto andava
dietro allo specchio per vedere se c'era qualcosa, ma poi non trovando nulla,
ritornava davanti.
Anche lui aveva le sue debolezze. A me piace molto lo spumante dolce con molte
bollicine, pertanto in casa mia non manca mai e ci sono sempre occasioni per
gustarlo! Una volta l'ho appoggiato sul bordo del bicchiere...e
lui ha incominicato a prendere al vole
le bollicine...era una spasso vederlo, ma poi ha dovuto subirne le
conseguenze... non riusciva più a stare diritto sul bordo, ha incominicato a dondolare, fino a quando è caduto! Anche sul
tavolo le sue condizioni non sono migliorate, perchè
per avanzare ha aperto le ali ma continuava a barcollare, fino a quando è
caduto all'indietro, ed è rimasto immobile con le zampette in aria e gli occhi
chiusi! Che spavento! Pensavamo fosse morto, ma per fortuna dopo un po' si è
ripreso! L'ho messo vicino ad una scodellina di acqua e ne ha bevuta una
quantità enorme. Da allora, siamo sempre stati attenti, che non esagerasse, ma
appena sentivo lo schiocco della bottiglia che si apriva arrivava in volo!!!
Quando eravamo in casa lui era sempre in agitazione e bisognava stare sempre
attenti, perchè si metteva nei posti più impensati,
tipo nelle scarpe, sotto i giornali, .... bisognava
spegnere sempre i mozziconi di sigarette, perchè
c'era pericolo che li pigliasse e li portasse via in volo. I vasi di fiori poi
erano la sua specialità. Il più delle volte quando tornavo dal lavoro il vaso
era rovesciato, così dopo un po' ho rinunciato a metterli!
A Livello di compagnia era quasi meglio di un cane o di un gatto, perchè avevi la netta impressione di avere un dialogo con lui.
Inoltre non mi abbandonava mai. Se ero in cucina, lui era sulla mia spalla...mi raccontava e raccontava e se non gli parlavo, mi
beccava l'orecchio....se ero in bagno si metteva sulla mensola davanti allo
specchio, così prendeva 2 piccioni con una fava: era insieme a me ed allo
stesso tempo poteva conversare con il suo amico allo specchio!
Quando poi alla sera gli veniva sonno era da strizzare. Veniva sulla spalla ed
incominciava a chiudere gli occhi a mezz'asta poi parlava al rallentatore e
finiva con singole lettere: brrr....pipi....br... allora gli porgevo delicatamente il dito e lui ci
saliva, gli davo il bacino della buona notte e lo mettevo nella gabbietta
vicino al suo amico, poi coprivo la gabbrietta con un
telo in modo che rimanesse nella penombra....e lui si addormentava.
Alla mattina normalmente non dava nessun cenno di vita fino a quando non
toglievo il telo, anche se era sveglio, ma quando alla domenica dormivo più a
lungo.....si scocciava, così dopo un po' incominicava a brontolare e se ancora non serviva, faceva
capolino sotto il telo, usciva ed andava allo specchio......
Se avete una eprsona anziana
sola, che non può accudire ad un cane o un gatto, perchè
sarebbe troppo impegnativo, vi consiglio di regalarle uno di questi fantastici
uccellini..... MA NON DA TENERE IN GABBIA!!!!!
Storia concessa da Saetta
Unca e Napo
Voglio incominciare a raccontare la storia di Uncas
(il pappagallo scuro nella foto) che ha accompagnato tutta la mia adolescenza. Estate
2001: ero in puglia dai miei nonni e avevo trascorso la giornata in campagna da
mia cugina e per me non c’era felicità più grande. La sera arrivai a casa dopo
mio padre che era arrivato da bari. Appena entrai in casa mi dice “non saluti
il nuovo ospite?”io mi guardo in torno e non vedo nessuna persona, alla fine
mio padre mi indica la direzione della gabbia dei canarini (diamantini),io mi avvicino e non vedo niente, poi mi accorgo che ce un
pappagallo sulla pianta dietro la gabbia che mi osserva dondolandosi pigramente
su un ramoscello. Dissi a mio padre perché aveva comprato un altro uccello
visto che già li avevamo…ovviamente sbagliai ampiamente. Il giorno dopo iniziai
a fare amicizia con quel pappagallo che il negoziante aveva chiamato Uncas anche se
era femmina, “che razza di nome” pensai ma non lo volli cambiare, feci uscire
il pappagallo dalla gabbia e mi misi a giocare a carte con mio fratello, Uncas arrivò e iniziò a mangiare gli angoli delle carte,lo
spostai da li e camminando sul tavolo incontrò i miei occhiali e li aprì con il
becco, poi vedendomi bere un succo di frutta volò sulla mia mano e iniziò a
mordicchiare la mia cannuccia, io glie la diedi pensando che se ne faceva di un
pezzo di plastica…non avevo mai visto un tesserino più curioso. Decisi di
costruirgli un trespolo con dei pezzi di manico di scopa ma Uncas
era titubante a staccarsi dalla mia mano e salire su quel “coso”, mi fissava e
spostava la testa all’indietro. Io lo feci salire lo
stesso ma visto che stava immobile e spaventato presi una cannuccia e in un
attimo riprese vita, iniziò a giocare con quel giocattolo dimenticando il
trespolo e tutte le sue paure. Da quel momento mi resi conto che il pappagallo
comunicava con me e anche io potevo fare qualcosa per lei, da quel momento
divenne mia amica. Tornati a Milano Uncas si adattò
perfettamente agli orari della scuola e ogni volta che arrivavo a casa all’ora
di pranzo mi chiamava appena sentiva il rumore delle chiavi nella serratura e
voleva uscire dalla gabbia mentre cucinavo per assaggiare tutto quello che
preparavo. Una volta ha preteso di assaggiare la nutella ma io glie lo impedito (ce il video su youtube).Un
paio di volte stava tuffandosi nella pentola della pasta che bolliva facendomi
venire i capelli bianchi anche se avevo 13 anni…il suo
piatto preferito erano gli spaghetti con tutti i condimenti, una volta mia
madre li aveva cucinati con un sugo particolare che a mio fratello non
piacquero, ne diedi due fili a Uncas che si agitava
per assaggiarli e se li mangiò tutti. Spesso faceva atterraggi di precisione
sulla forchetta contenente la pasta che stavo per mangiare e io arrabbiata
minacciavo di farla arrosto! Ma non feci mai più che accarezzarle la testolina
quando la piegava per chiedermi le coccole, di portarla per ore e ore in spalla
disturbandola con la punta del naso mentre si spiumava, quando accarezzavo la
guancia rossa sbadigliava sempre. Quando studiavo entrava nell’astuccio e si
mangiava la punta delle matite e poi aveva il becco multicolore e io la
sgridavo sempre ma Uncas non voleva cambiare idea.
Spesso la tenevo sul ginocchio quando stavo seduta sul divano per studiare e
spesso mentre ripetevo lei si addormentava e io pensavo “vabbè
che studiare è noioso ma se fai così mi demotivo”. Adorava fare il bagnetto in
un piattino giocattolo di plastica ma poi tremava di freddo così l’asciugavo
con il phon e anche se all’inizio era timorosa poi ci prese gusto. Mi
dispiaceva che quando non ero in casa Uncas era sola
perché a mia madre non piacevano gli animali e per il suo bene quando c’era non
aprivo la gabbia. Un giorno ero a una fiera con tutta la famiglia e c’era una
bancarella che vendeva animali e tra questi un pappagallo giallo pallido
maschio della stessa razza di uncas, mi sono
avvicinata e il pappagallo al posto di scappare come tutti gli altri rimase
indifferente. Io e mio fratello impiegammo due ore per convincere i genitori a
comprarlo e alla fine ci riuscimmo e lo chiamammo Napoleone (Napo per gli amici). Napo aveva
un carattere tutto suo,era innamorato perso di Uncas ma lei, convinta di essere un umano, non lo accettò
mai e lo cacciava a beccate quando lui abbassava la testa per chiedere carezze.
Egli rimase inorridito quando vide la compagna correre verso la mia mano per
uscire dalla gabbia, ma per amore Napo vinse la paura
e uscì fuori dalle sbarre ma non rientrava mai se prima non entrava Uncas in gabbia. Un paio di volte fecero le uova ma se Uncas alle prime covate si dette da fare per scaldare le
uova alle successive non alzò un dito e io non ebbi mai la gioia di avere degli
“Uncassini”.Dopo qualche
anno Napo era semi-addomesticato e accettava il cibo
dalla mia mano ma niente di più, era troppo divertente offrirgli i semini e
vedere che Uncas se li mangiava perché Napo indeciso com’era non era abbastanza svelto. Dopo sei
anni riuscivo a tradurre ogni espressione di Uncas,
ogni stato d’animo e riuscivo anche a comunicare a volte, se indicavo con lo
sguardo la gabbia Uncas mi rispondeva di no volando
dalla parte opposta. Quando era rilassata gonfiava le piume come una palla
tanto che non si vedeva più il becco, quando aveva paura le piume si
appiattivano e il ciuffo era dritto. Quando i miei genitori si separarono Uncas e Napo andarono a vivere
nella nuova casa di mio padre e io potevo andare li
pochi giorni la settimana ma Uncas è sempre stata
entusiasta di vedermi. Successivamente fece la sua comparsa un coniglio bianco
ma io ho sempre preferito il pappagallo, un giorno mentre stavo accarezzando Uncas tra le sbarre della gabbia dissi “tra tutti gli
animali naturalmente tu sei il mio preferito”. Il giorno dopo mentre ero a
scuola (era l’ultima settimana prima delle vacanze estive) mio padre mise la
gabbia sul balcone e non la chiuse bene, Uncas che
sapeva bene come uscire uscì dalla gabbia in esplorazione di un mondo troppo
grande per lei. Napo la seguì e quando tornai a casa
vidi la gabbia aperta e desolatamente vuota…Chiamai al telefono mio padre
perché pensavo che magari li aveva spostati, ma non fu
così. Uscii di casa e iniziai a girare la città imitando il suo verso
(fortunatamente vivo in una piccola città), vidi Napo
volare in mezzo a due alti palazzi e non potei entrare nel recinto, ma di Uncas nessuna traccia. Dopo un ora
tornai a casa accesi il computer e stampai un mucchio di volantini con la
faccia di Uncas e Napo e il
mio cellulare, girai tutta la città attaccando volantini sui muri e nei bar e
poi misi un annuncio sul giornale locale. Poi iniziò a piovigginare e tornai a
casa. Quella sera non mangiai niente e non andai alle prove della banda. Due
giorni dopo non presi la suffficenza
nell’interrogazione di matematica e poi avrei dovuto affrontare la maturità. Non
potei più cercare Uncas in giro ma andavo al balcone
dov’era scappata e la chiamavo fischiando, ogni tanto sentivo rispondere ma non
la rividi mai. Napo lo vidi passare sul balcone ma
non si fermò, senza la compagna non sarebbe mai tornato. Ho la certezza che Uncas
cercava di raggiungermi ma si era persa nel cielo immenso a cui
non era abituata…È passato da poco un anno da questi avvenimenti, ora ho 19
anni ma non dimenticherò mai quel tipo
di compagnia e di allegria che solo un pappagallo può dare.