Ricci
Pierino I
Quando avevo circa sei anni, mentre ero in vacanza in montagna, con
mia zia, in valle Anzasca, nel giardino delle mie
amiche, dalla montagna, rotolò un riccio. Lo mettemmo per qualche giorno in una
gabbia da conigli, poi, al momento di tornare a casa, lo portai con me,
sistemato in una solida scatola di cartone. Alla stazione ,
mi spettavano i miei genitori e la nonna e, dal finestrino del treno, come li
vidi strillai:- ho un riccio!- ma, naturalmente, lo sferragliare del treno
coprì le mie parole. Mia madre commossa disse alla nonna:-
guarda com’è contenta di vederci, non aspetta nemmeno che il treno si fermi!-,
la nonna pragmatica come la sottoscritta rispose:- mi pare che abbia detto
qualcos’altro!-. Quando il treno si fermò e lo sportello si aprì, emersi
strillando trionfalmente:- ho un riccio, si chiama Pierino!- mia nonna scoppiò
a ridere, ma mia madre restò di sasso! . comunque a
Pierino fu sistemata una comoda cuccia da cane, in giardino, sotto al
pergolato, dove trascorse felicemente una quindicina d’anni. I ricci sono
notevolmente intelligenti ed imparano facilmente. Pierino l
era molto domestico, amava entrare in casa e non gli spiaceva se qualcuno lo
prendeva in braccio, infatti, i ricci, sono coperti di aculei, mentre sulla
pancia hanno una morbida pelliccia, ma, quando si trovano in un ambiente in cui
si sentono sicuri, abbassano gli aculei in modo da non pungere. I ricci sono
onnivori e Pierino era un vero ghiottone, anche se, in teoria, non bisognerebbe
dare del latte ai ricci a causa degli zuccheri, Pierino, evidentemente non lo
sapeva, e nemmeno noi, pertanto per una quindicina di anni ha trangugiato
impunemente il latte di cui era ghiotto: mitridatismo! Mia nonna stravedeva per
lui, tutte le sere gli preparava un piattino con molte portate (gli avanzi di
mezzogiorno): antipasto, primo, secondo, qualche biscotto bagnato nel latte, e
frutta. Pierino era pazzo per la pasta col pesto e per l’anguria, di cui
sputava accuratamente i semi lanciandoli in giro, però, gli erano pesanti le
patate lesse e, quando le mangiava, dormiva poi parecchie ore a pancia all’aria,
sbadigliando di quando in quando. Era amicissimo di uno dei gatti e, durante
tutta la buona stagione, condividevano la cuccia. Con i primi freddi, quando i
suoi ritmi diventavano più lenti, imbottivamo la cuccia con trucioli e paglia
poi la isolavamo ulteriormente con giornali, pannelli di legno e nylon, finché,in primavera Pierino ricompariva affamatissimo.
Storia di Paola F. concessa da Gatti, fatti e misfatti
Pierino II
Pierino ll
arrivò in maniera più drammatica, molti anni dopo. Durante un periodo di forti
piogge, mio figlio, tornando da scuola, lo trovò,ancora
molto piccolo, semiassiderato e mezzo annegato, in un
fosso che costeggia la strada che porta alla stazione, evidentemente era stato
travolto dall’acqua. Quando arrivò a casa, però, il piccolo rifiutava di
mangiare. Preoccupata, provai a mettergli qualche cosa in bocca e mi accorsi
che non aveva ancora i denti, il veterinario prescrisse il latte apposito, ma , in attesa di procurarmelo, lo nutrii con la solita
mistura di latte e uovo che uso in caso di emergenza per i cuccioli in genere.
Il piccolo, al caldo e ben nutrito, si riprese in fretta e, ben presto, dopo
aver assaggiato l’omogneizzato, cominciò a mangiare di
tutto, condividendo come alimentazione base la pappa dei gatti e poi
arricchendo con tutto ciò che gli aggradava, anche
perché, questa volta, il riccio restò in terrazza, infatti, mentre Pierino l,
essendo arrivato quando era già adulto, sapeva difendersi dall’intrusione di
eventuali gatti estranei, che avrebbero potuto nuocergli, Pierino ll, mancandogli un corretto imprinting, era assolutamente
fiducioso, al punto da convivere pacificamente persino con Okuto
il furetto!
Storia di Paola F. concessa da Gatti, fatti e misfatti